Neve nel Vermont

Se ti capitasse di pasare per Cleveland al museo di arte, Cleveland Museum of Art, troveresti appeso questo quadro di Mary Altha Nims. Era nata nel Vermont all’inizio dell’Ottocento, 1817 e si occupava di pittura su velluto, theorem painting.

Chissà, Mary Altha Nims che faceva in quel giorno di neve. Io me la immagino dopo una tazza di tè per colazione, con gli stivali che affondano nella neve a guardare per un attimo l’orizzonte mentre la tempesta si arresta per un attimo e la voglia di uscire è troppa. Poi, per uno strano scherzo della mente ritornare fra le pareti di casa e restare là fuori nella neve: sedersi alla finestra e guardare la casa dall’esterno, attraverso se stessa nella neve, Alice allo specchio.

E allora prendere i pennelli, la tela e il bianco: lasciare l’impronta della giornata candida e tempestosa, che rimanga sulla carta e nella memoria. Perché certe immagini si può solo abbracciarle e cullarle così, strette al cuore. Come le giornate d’inverno bianche di nebbia e nevicate, con il fuoco del camino che scalda l’anima; un senso di immobilità e immaginazione che pervade ogni cosa.

Giugno

primo giorno di giugno, il “mese delle ali di cicala”, uno dei nomi di giugno in Giappone.
La guerra in Ucraina è al giorno 97, fra tre saranno cento: è passato febbraio con gli ultimi strascichi di inverno, sono sgocciolati via marzo e aprile con la Pasqua, che quest’anno si è magicamente sovrapposta fra cristiani cattolici, ortodossi e la fine del Ramadan. Scivolato via maggio, con gli acquazzoni che sconquassano e il sole che già fa immaginare l’estate, è un nuovo mese

il 24 di giugno, san Giovanni, è il momento di raccogliere i fiori di camomilla, si diceva un tempo.
Questo è il mese del solstizio e dei fuochi, che celebravano la danza del sole e la natura che di nuovo cambia e incontra una nuova fase. Il mese delle vacanze estive, del grano e dell’amore.

Nella notte infinita del 24 si davano appuntamento le streghe e forse ancora lo fanno, nascoste tra foreste antiche e giungle di cemento. Torneranno le lucciole, a breve, aleggeranno luminose sui prati di notte, mentre i pipistrelli ci sfiorano con un brivido.
E nei falò si bruciavano le ossa per scacciare i diavoli e si ballava intorno cantando la notte e prendendosi per mano, furtivi. La stagione dell’amore sì, del grano da tagliare, dei papaveri che inondano il mondo di rosso e del caldo che ferma il mondo. Ma proprio quando il sole è al massimo già inizia a calare e il buio, lentamente tornerà a farsi posto nelle ore di luce.

Questa è la lezione del solstizio e dell’estate, l’ombra è là dove la luce risplende di più. E un po’ prende la gola, questa inquietudine leggera. È il senso della fine che sta in tutte le cose, che di giorno ce la dimentichiamo ma il tramonto la ricorda.
Con la cenere dei fuochi di san Giovanni ci si strofinava per togliere il malocchio e la sfortuna, un tempo. La mattina, nell’acqua di san Giovanni fatta di fiori lasciati a riposare alla luce della luna, le ragazze leggevano il loro futuro e poi si lavavano il viso con la rugiada, che gli antichi Romani pensavano avesse moltissime proprietà. È tempo di raccogliere le noci, ancora verdi, per preparare il liquore nocino.

Mia nonna guardava alla finestra il sole e sapeva che in un certo punto, lì lungo il profilo sul crinale delle montagne, tramontava in giugno, in un altro punto a settembre. E così, l’estate aveva una durata che si misurava nello spazio, sulla punta delle dita e con lo sguardo. Che in fondo questo è la vita, ricordarsi ogni tanto di fermarsi
e avere tempo per guardare dove finisce il Tempo

Torna il cucù

all’improvviso
stamattina

cucù… cuucù

è tornato a farsi sentire, come ogni primavera
il suono proviene dallo stesso punto in cui si sente da sempre,
un posto imprecisato fra gli alberi, oltre i meli in fiore nel prato di fianco alla chiesa
uno spazio d’aria custodito dalle montagne,
così verdi in questa stagione che rinasce

torna il cucù,
cucco cucù cuculo

«Canta il cucco sulla quercia nera
ricordati padrone che è primavera»
recita un detto antico dell’Italia del sud,
il suo canto dice che è primavera.
Nella Germania contadina di secoli fa
quando il cucù si sentiva di nuovo cantare
per chi lavorava la terra
era tempo di ricevere fondi per le campagne

è il tempo dell’amore
quello segnato dal cucù,
forse anche quello dei cucù di legno.
Abbiamo creato un segna tempo per ricordarci che
del movimento del Tempo
solo
vale la pena
quello che
ticchetta l’amore

il cuculo con il suo canto segna il territorio
tenetevi alla larga, dice.
Deporrà un uovo, simile agli altri di cui invade il nido
poi se ne va, senza l’impegno di crescere i piccoli o scovare cibo

solitario
all’inizio dell’estate
vola già
sulle rotte dei cieli d’Africa

solo, sì
solo. Perché il cuculo migra da solo
solo arriva, all’inizio di primavera
solo se ne va, all’inizio dell’estate.
I piccoli, ormai giovani uccelli adulti
se ne andranno alla fine dell’estate
attraversare il mare per la prima volta mentre l’autunno inizia,
soli anche loro
con una mappa che non sanno di sapere,
imparata chissà come dalla misteriosa saggezza del dna

dalla mattina all’alba fino a sera
canta il cucù. E nelle campagne un tempo si diceva
non si sa quanti anni viva
– vecchio come un cucco –
un numero incalcolabile di tempo,
forse perché da soli
si perde il conto
degli anni.

Chissà se è stato il suo fischio a
ispirare
uno dei primi giochi dell’umanità
il cuco.

Impastati nella terra, cotti nei forni d’argilla
cuchi antichissimi
ritrovati nelle tombe di bambini nati millemila anni fa,
nell’antica Grecia
e poi in Inghilterra
cuchi messi nella cappa del camino,
in segno di buona sorte
un cuco nella culla dei neonati, tradizione bavarese
affinché l’aria si faccia melodia di vita e
gli spiriti del male scappino via,
così si racconta al Museo dei Cuchi di Cesuna,
frazione del comune italiano di Roana, in provincia di Vicenza

Adolescenza

Stagioni della vita: adolescenza,
tempo dei grandi ideali e dei grandi dolori.
Da adolescenti è il sogno a guidare l’azione,
sognare l’innesco per la realtà

Adolescenza,
irrequietezza e ricerca della felicità.
Grandi amori.

Da adolescenti si cerca di capire se stessi
l’amore diventa la freccia verso il cuore,
non solo in senso romantico, ma
strumento per trovare se stessi e
come una freccia scavarsi,
trovare il centro
andarci verso quel centro

provare, provare tutto e di tutto
sperimentare la vita,
questo vuole ogni adolescente
e i genitori hanno paura,
perché spesso la paura verso chi si ama
supera ciò che noi stessi abbiamo desiderato:
passione, amore, sperimentazione

da adolescente vuoi capire la vita e la vita è pericolosa
l’amore è pericolo,
sperimentare il pericolo è sobbalzo per il cuore
esperienza per la mente.

Mai come in altri momenti dell’esistenza si sente il pericolo
si vuole comprendere il dolore.

Di un altro ci si innamora per una luce che vediamo splendere nello sguardo
e allora la scintilla prende fuoco. Andremmo fino in capo al mondo per amore,
da giovanissimi

abbiamo bisogno di guardarci dentro nell’anima e tirare fuori il fango,
guardare nell’oscurità,
ci innamoriamo di chi è oscuro perché
abbiamo bisogno di vedere nella nostra oscurità

(per) comprendere il dolore del mondo

vedere il peggio e provarlo
sperimentare
accanirsi, contro se stessi contro il mondo o contro tutti e tutto

come hai potuto farti così male?
non sei migliore o peggiore del resto delle persone,
più magri o più grassi, più bassi o alti, intelligenti quanto basta, ma
coraggiosi al punto da
autodistruggersi

gli adolescenti,
non visti,
mai creduti
sviliti

sappi che non importa se nessuno ti vede.
Quando inizierai a vederti tu,
allora guarirai

il senso di vuoto che senti
immenso
l’ho sentito anche io.

Il corpo ci insegna
attraverso i vuoti
le emozioni che cacciamo via.

Hai bisogno di amore,
desideri equilibrio e calore.
Ci vorranno anni, sì.
Va bene così, ripetilo
anche quando non ci credi:
va bene così.

Tutto è dalla tua parte,
anche il dolore che senti
anche lo squilibrio
anche il vuoto

imparerai a stare in equilibrio
grazie
a
squilibri
precari

entrare in relazione con il dolore

adolescente,
vuoi che qualcuno veda la tua anima,
ricorda che tu puoi essere la prima persona a
vedere
te

allo specchio
guardati come se non ti conoscessi.
Perché è così,
non ti conosci.
Guardati con gentilezza,
come faresti con chi ami

perché guardiamo sempre gli altri generosamente
e mai noi stessi?

E poi, il cambiamento.
Da adolescenti si cambia,
improvvisamente
totalmente.
In realtà, non solo durante l’adolescenza ma in ogni periodo della vita
si cambia quando osiamo farlo.
Tutto il resto del mondo continua a considerarti come ha sempre fatto.
Difficile è accettare il cambiamento di qualcuno se
non osiamo accettare il cambiamento in noi stessi,
più facile e comodo lasciare che le cose vadano avanti come sono sempre andate.
Quando ti dicono “non sei più la stessa persona di prima”
tu ricorda di dire, agli altri e a te:
per fortuna.

Grazie alla vita, che
ci fa cambiare
trasformarci
evolvere.
Grazie agli incidenti, che non solo mai solo di passaggio bensì un passaggio
grazie al dolore che ci sveglia
grazie alla bellezza che ci soccorre
grazie alla curiosità e al viaggio, che ci salvano
grazie a tutto ciò che ci è servito per imparare a nuotare e stare a galla

quando diciamo grazie a noi stessi già cambia qualcosa nella percezione
quando ti dici grazie includi e non dividi

SEI UNA DONNA
SEI UN UOMO
questo significa trasformarsi da bambin* in adult*
hai varcato quella soglia
guardati con fierezza e orgoglio
celebra le tue trasformazioni
celebra le tue perfette imperfezioni

avrai “periodi” diversi
di abiti, vestiti, capelli
modi di essere, pensare e agire
va bene così,
per crescere abbiamo bisogno di sperimentare

con il senno di poi, a quarant’anni vedrai quanto eri pieno e piena di insopprimibile bellezza
tu fallo ora, celebrati. Qualsiasi sia il momento della vita, ovunque ti trovi

La tua metà esiste, è dentro di te e
non l’hai ancora vista
ci metti tutta la vita a incontrarla
non avere fretta
va tutto bene

ci saranno cose che non accadranno
adesso
o non accadranno mai,
va bene così
portale con te,
nella valigia dei giorni
c’è tutto quello che ti è accaduto e
tutto ciò che non è successo,
tutto quello che può ancora accadere
ti plasma

ricordati che ci saranno giorni in cui l’inquietudine e l’infelicità
toglieranno il respiro.
Proprio quando sentirai di non respirare più,
andrai a cercare dove respirare di nuovo
il tuo orizzonte

una domanda da farti è

dove voglio andare?

Autunno nella medicina cinese

Autunno, stagione del cabiamento. Secondo il sapere millenario della medicina cinese l’autunno corrisponde all’elemento metallo.

In montagna è il momento in cui la legna tagliata viene messa via per l’inverno. In giardino si spazzano via i resti di terra. Si taglia tutto ciò che è sfiorito, si piantano i bulbi che fioriranno la prossima primavera. Oggi una sconosciuta signora ci ha regalato i semi presi dalle bocche di leone: dice che, piantati ora o nella stagione primaverile, crescono ovunque. Le foglie che cadono si perdono nella madre terra e si fondono con il terriccio e l’erba, si reintegrano i sali minerali e le sostanze nutritive.
Nell’aria odore di muschio e legno.

Oggi è il primo giorno d’autunno, tempo di equinozio e di luce che muta.
Trasformazione, la parola dell’autunno. Come la natura in queste settimane, con il sole che viene e va fra le nuvole; le maniche del primo maglione preso dall’armadio tirate su, per giocare ancora un po’ con l’acqua e le piante. Foglie da raccogliere e guardare, ognuna diversa nelle sue sfumature.

In medicina cinese sono associati all’autunno i polmoni. L’energia vitale, che in Cina è chiamata qi, è soffio che passa attraverso i polmoni. Respiro. Il battito del cuore è il comando dell’imperatore e i polmoni i ministri che disciplinano e direzionano a tutto il regno la volontà dell’energia vitale.

Dopo l’estate è il ritiro in se stessi. Introspezione, momento per guardarsi dentro. Ri-connessone.

Emozione dell’autunno la tristezza. Chi è più sensibile può avvertire un senso sottile di angoscia, la malinconia della luce che diminuisce, abbandono. È il senso della fine, che è più facile dimenticare quando il sole è alto ma poi torna dentro ogni cosa quando appare nel suo essere effimero.

La fine ci prenderà, ecco la lezione della luce, che è destinata a diminuire da qui a dicembre, fino a spegnersi. Ma la fine è anche il momento che ci porta alla resa dei conti. Mentre facciamo pulizia, in casa e in giardino, togliamo il vecchio dalla mente, tagliamo i rami secchi dalla nostra vita.
Facciamo spazio per ciò che deve venire. In questo sta, forse, l’inizio della trasformazione: accade là dove c’è spazio vuoto per fiorire.

Esercizi di memoria

Le estati dell’infanzia
Quel momento proprio no
La colonna sonora dei tuoi viaggi
L’ostacolo
La(le) grande(i) svolta(e)
L’orizzonte sognato
La finestra a cui vorresti affacciarti

e poi
quello che diresti all’orecchio di te stesso
adolescente
quello che ti direbbe all’orecchio te stesso
bambino

un segreto mai confessato

il messaggio che lasceresti al mondo di domani

il ricordo del cuore che ancora ti fa piangere
o sorridere

Esercizi di memoria per esercitare la resilienza: partire per un viaggio nel tempo dove ritrovare frammenti di se stessi che credevamo perduti. Ricucire insieme ricordi è un atto di magia

I giardini del muschio rosa di Takinoue in Giappone

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Takinoue, prefettura di Hokkaido in Giappone

Nella prefettura di Hokkaido i giardini rosa di Takinoue in primavera

Il nome Takinoue, che letteralmente significa “sopra alla cascata” in lingua Ainu Takinoue è detto “Ponkamuikotan”, il “villaggio dei piccoli dei”.

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Ricordi di un angolo di primavera, 2014 Credits: instagram/shu_photographs

Moss phlox primavera giappone
Credits: instagram/shu_photographs