il senso della fine
Ora

Come si muore

Maddalena De Bernardi

Mi sono emozionato prima, a vedere il buco profondo scavato per le ossa.

Come, scusa? Non ho capito. Ti sei emozionato? Prima o adesso?

Mi sono emozionato adesso, a ripensare a prima, alla fossa che abbiamo visto, il buco dove vanno le ossa dei morti

Stamattina è un lunedì grigio di metà marzo. Stamattina c’è un funerale ma noi non ci saremo. Però volevamo lasciare un abbraccio e un saluto.

Perché si abbracciano tutti? Perché a volte quando si è tristi un abbraccio è confortante.

Sono tutti qui per abbracciare lei?

Ma non sono tristi, stanno ridendo. Bè, sai anche quando si è tristi non è che si pianga per forza tutto il tempo.

Perché la mamma di E. è morta?

Non lo so, nessuno lo sa perché succede. Senti le campane, le senti? Suonano piano, un ritocco dopo l’altro lentamente. Quando nasce un bambino le campane suonano a festa, vanno veloci come il cuore che batte e va veloce, come la vita che inizia. Quando muore qualcuno suonano così, un rintocco che si allontana dall’altro, proprio come un cuore che smette di battere.

Io lo so perché è morta. Il suo cuore si è rotto. Sì, credo anche io sia andata proprio così: il suo cuore si è rotto e si è fermato.

Qui, che cosa stanno facendo?

Scavano, perché?

Mi fermo.

Sai, abbiamo detto di quando si muore. Che il cuore si ferma. Quando si muore il corpo resta. Resta ancora per un po’ il corpo, e piano piano si disgrega. Alcuni popoli, come il nostro, scelgono di scavare una fossa, un buco profondo nella terra, e seppellire il corpo, lasciarlo alla terra.

Andiamo a vedere. Voglio vedere, più da vicino.

Perché stanno scavando proprio lì? Non lo so, forse perché c’era posto in quel punto. Gli altri fiori li tirano via? No, dopo li rimettono, stanno solo cercando di passare.

Io lo so perché scavano lì. Perché c’è più spazio. C’è spazio più spazio lì. Il buco è molto profondo. Sì, è molto profondo.

Nella cultura in cui viviamo per tanto tempo gli esseri umani hanno fatto così. I cimiteri non sono solo posti dove si ricordano le persone. Dietro ogni fotografia che vedi ci sono le persone vissute prima di noi, il loro corpo. Nei cimiteri ci sono anche i corpi.

Sì, ho capito mamma. È lo scheletro. Il corpo è lo scheletro, seppelliscono quello.

Non tutti i popoli fanno uguale. Ci sono posti del mondo, come in India, dove costruiscono una grande pira, un’immensa catasta di legna, mettono il corpo lì e poi bruciano tutto. Così il corpo brucia, diventa cenere e polvere e volando via si confonde con l’aria e le nuvole. Anche qui a volte c’è chi decide di fare così e allora le ceneri della persona che è stata, dopo che il corpo viene bruciato, vengono sparse sulla terra, nel mare o in un fiume, fra gli alberi, in un posto che ha amato. Ogni popolo ha il suo modo. In un tempo antico per esempio, i vichinghi mettevano il corpo di chi moriva su una barca di legno e lo affidavano al mare, lo restituivano all’acqua e al mare.

Acqua, aria, legno, terra, fuoco: in fondo la vita si muove tutta qui, in questa danza primordiale di elementi base, e ogni popolo lo sa.

Sì, ho capito mamma. È lo scheletro. Il corpo è lo scheletro, seppelliscono quello.

Perché qui questo albero è giallo e qui verde? Il pezzo giallo è secco, è la morte morta. Dove c’è il verde è la parte viva. Le foglie nascono vivono e muoiono, l’albero resta, vive un tempo diverso. Noi muoriamo, la vita ci vive e sopravvive.

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