Duecento anni fa Nicéphore Niépce, un ricercatore nato nel 1765, guardò fuori dalla finestra della sua casa in Francia e dopo anni di esperimenti, un giorno finalmente riuscì a realizzare un’impresa destinata a cambiare la storia: fare in modo di ottenere un’immagine creata con la luce. Chiamò l’esperimento “héliographie“, eliografia. Era l’antenata della fotografia ed esiste ancora.
Immagina di avere davanti a te una finestra.
Fuori ci sono alcuni tetti, un albero, un cortile, il muro di una casa. Niente di straordinario.
Oggi basterebbe prendere il telefono, toccare lo schermo e, in una frazione di secondo, quell’immagine sarebbe nostra.
Duecento anni fa non si poteva fare.
Si poteva dipingere ciò che si vedeva. Si poteva disegnarlo. Si conosceva da secoli la camera oscura, capace di proiettare l’immagine del mondo su una superficie.
Ma quell’immagine aveva un problema: era fatta di luce. E quando la luce se ne andava, scompariva anche lei.
La grande domanda era uesta: come si può fermare la luce?
Un uomo davanti a una finestra
Joseph Nicéphore Niépce era nato nel 1765 a Chalon-sur-Saône, in Francia. Aveva una passione per esperimenti e invenzioni, infatti insieme al fratello Claude aveva lavorato persino a un primitivo motore a combustione interna. Ma a un certo punto Nicéphore cominciò a inseguire un’altra idea: riuscire a ottenere immagini senza doverle disegnare.
La camera oscura permetteva già di far entrare la luce attraverso un’apertura e proiettare l’immagine del paesaggio esterno.
Niépce cercò allora una sostanza che potesse cambiare quando veniva colpita dalla luce e permettere così all’immagine di restare.
Dopo moltissimi tentativi cominciò a utilizzare una sostanza chiamata bitume di Giudea, una specie di asfalto naturale sensibile all’azione della luce.
Ricoprì con il bitume una lastra di peltro, una lega metallica, la inserì nella camera oscura e la rivolse verso la finestra della sua casa di campagna, Le Gras, a Saint-Loup-de-Varennes, in Borgogna.
Poi aspettò.
E aspettò.
E aspettò ancora.
Quanto tempo serviva per fare una fotografia?
Per moltissimo tempo nei libri è stato ripetuto che l’esposizione durò circa otto ore.
Oggi gli studiosi ritengono possibile che sia durata molto di più, forse diversi giorni.
Questo spiega una delle caratteristiche più strane dell’immagine.
Nella fotografia sembrano essere illuminate dal Sole parti degli edifici che normalmente non potrebbero esserlo contemporaneamente.
Ma il Sole, mentre Niépce aspettava, attraversava il cielo.
La fotografia non aveva catturato un istante.
Aveva raccolto ore di tempo dentro una sola immagine.
Ed eccola.

Point de vue du Gras, in italiano Vista dalla finestra a Le Gras è conservato all’Harry Ransom Center dell’University of Texas at Austin, negli Stati Uniti, ed esposto neI museo come “The Niépce Heliograph”. Credits: Harry Ransom Center