Biblioteca dei Piccoli di Maccarese a Fiumicino

Dal diario di bordo di Alessia Moricci

Immersa in un paesaggio bucolico, negli spazi della Casa della Partecipazione e ai piedi del Castello San Giorgio, in Via del Buttero 1 ha sede la Biblioteca dei Piccoli (BdP) di Maccarese, la prima biblioteca del Comune di Fiumicino interamente dedicata ai bambini.

La BdP nasce come associazione spontanea alla fine del 2006 da una costola dell’Associazione Culturale L’Albero, grazie all’azione di volontari amanti della lettura, nell’ambito del progetto locale Nati Per Leggere nell’Agro Romano, in linea con i principi del progetto nazionale patrocinato dall’AIB (Associazione Italiana Biblioteche), dall’ACP (Associazione Culturale Pediatri) e dal Centro per la Salute del Bambino di Trieste. Nel dicembre 2007 viene inaugurata una propria sede autonoma, che per diversi anni occuperà, all’interno di una delle ex botteghe del Castello San Giorgio, un locale piccolo ma ricco di libri e denso di attività rivolte esclusivamente ai bambini e alle bambine da 0 a 6 anni. Tale spazio viene sin da subito concepito, in modo lungimirante, con l’intento di far sì che ad ogni bambino venga garantito il diritto a essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza, ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo, finalità condivisa con il progetto nazionale Nati per leggere.

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Biblioteca dei Piccoli di Maccarese: gli obiettivi

Inserita nell’elenco delle Onlus dal 2009, la BdP si pone i seguenti OBIETTIVI:
· Guidare i bambini alla scoperta del libro come strumento per conoscere e conoscersi.
· Suscitare il piacere della lettura e la curiosità verso ogni forma di racconto.
· Favorire un approccio ludico e creativo al libro.
· Diffondere le culture “altre” come portatrici di valore e di arricchimento alla nostra cultura.
· Promuovere negli adulti la consapevolezza dell’importanza di leggere con i bambini.

Quali sono i servizi offerti?

La Biblioteca dei Piccoli di Maccarese gratuitamente offre:
· Prestito e consultazione di libri e altri materiali come: periodici, fumetti, CD, DVD, giochi didattici.
· Offerta di servizi di informazione per bambini e adulti.
· Promozione della lettura: lettura animata di fiabe e storie, invenzione guidata di storie e altre attività espressive attraverso le quali i bambini scoprono il libro come spazio di ascolto, ma anche di divertimento, occasione per esprimere vissuti, emozioni e liberare la creatività.
· Incontri dedicati a genitori, nonni e adulti interessati; animatori, pedagogisti, pediatri e psicologi, con cui affrontare la tematica della lettura inserendola in quella più ampia della cura e della tutela dello sviluppo del bambino.
· Incontri con gli autori.
· Collaborazioni con il personale educativo degli asili nido e delle scuole dell’Infanzia, presenti nel comune, per la diffusione del Progetto Nati per leggere e per supportare l’attivazione di altri progetti locali sulla lettura.
· Cooperazione e supporto alle organizzazioni e istituzioni locali.
· Attivazione della Biblioteca itinerante: azioni decentrate di promozione della lettura nei luoghi che risulteranno via via più idonei con l’ausilio di un carrello espositore per i libri.
· Attivazione dello Spazio di Ascolto per genitori e insegnanti, gratuito.

Nel dicembre 2015 avviene il trasferimento negli spazi più ampi della vicina Casa della Partecipazione, centro polifunzionale del Comune di Fiumicino in cui attorno ad un ampio cortile trovano posto il Centro Anziani, la Sala Cinema e teatro, il Centro antiviolenza e la Sala delle Consulte. Con i nuovi spazi, si amplia il target degli utenti, che arriva a comprendere ragazzi fino ai 10-11 anni, e si accresce il patrimonio posseduto, oggi superiore agli 8000 libri, mentre anche la comunità dei genitori, dei volontari e dei sostenitori si è ingrandita e consolidata.

Vuoi cercare un documento?

La BdP fa parte del Polo SBN dell’ICBSA: se desideri effettuare una ricerca puoi farlo tramite il catalogo consultabile online cliccando sul link OPAC SBN dell’ICBSA. Ti basterà indicare autore, titolo e selezionare il tipo di materiale (testo, spartito, audio, video, carta geografica…). Per una ricerca più specifica è possibile selezionare in quale biblitoeca effettuare la ricerca, tramite il menù a tendina.

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Tra i molti libri presenti, sicuramente troverete tutte le edizioni contenute nelle bibliografie di NpL, i libri del Premio Andersen e dei più importanti premi letterari per l’infanzia, una selezione di testi Ibby, molti classici, Collodi, Lionni, e tantissimi altri, un settore dedicato alle disabilità visive e alla dislessia con libri tattili, libri CAA, LIS libri facilitati, un settore interculturale. I libri sono catalogati usando il sistema di classificazione per bambini adottato nelle Biblioteche di Roma, che fa uso di simboli: stelline, ecc., modificato con l’aggiunta delle sottoclassi 0-2 e 2-3.

Biblioteca dei Piccoli di Maccarese: orari

Martedì e giovedì pomeriggio: 15 > 19.30
Sabato mattina: 10 > 13. Il mercoledì mattina è aperta alle scuole.

Luigia Acciaroli e Walter Canini
Luigia Acciaroli e Walter Canini

Fondatori, animatori e custodi instancabili della BdP sono i bibliotecari Luigia Acciaroli e Walter Canini. Luigia e il marito Walter hanno costruito non solo un luogo di cultura e condivisione, un “posto delle storie”, ma anche un luogo di relazioni, perché la lettura da parte del genitore al bambino influisce positivamente, rafforzandolo, sul rapporto genitori-figli.

Quando in biblioteca mi capita di assistere alla lettura di mamme o di papà con i propri figli mi sento invasa da una gioia immensa e da una grande soddisfazione. In questi momenti mi rendo conto che i nostri sforzi per mettere in piedi e far funzionare la Biblioteca dei Piccoli hanno un senso
Luigia Acciaroli

La BdP rappresenta l’unica occasione per molti bambini di entrare in contatto con le storie “di qualità”. La biblioteca è un luogo democratico, dove il diritto di leggere è universale, non ha età. La BdP è aperta a tutti i bambini, senza distinzioni. Il valore sociale di questo luogo è dunque inestimabile poiché garantisce il diritto di tutti, e soprattutto dei più piccoli, al libero accesso alla cultura e all’informazione, il #dirittoallestorie.

La BdP continua a portare avanti il progetto Nati Per Leggere nel Comune di Fiumicino, in accordo e collaborazione con la segreteria regionale e il comitato nazionale (CSB Onlus). Molte sono le iniziative realizzate sotto l’egida di Nati per Leggere presso gli istituti scolastici del Comune di Fiumicino, allo scopo di incentivare il più possibile la lettura sin dalla più tenera età. Oltre ad iniziative specifiche durante la Settimana nazionale NpL, la BdP mette a disposizione delle classi dei vari istituti circa 300 libri tramite un bibliobus, sui quali insegnanti e genitori possono lavorare durante tutto l’anno.

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Walter e Luigia hanno curato ogni minimo dettaglio della loro Biblioteca, dove tutto è davvero a misura di bambino, dall’appendiabiti alla giusta altezza, al sistema di classificazione dei libri, agli arredi colorati, con il sofà e il tappeto per stare comodi. Le pareti sono decorate e gli scaffali pieni di preziosi libri. I bambini che frequentano questa biblioteca sono davvero fortunati, possono imbattersi in testi di grande qualità e leggerli in un luogo magico e accogliente, “il posto delle storie”! E poi la passione che Luigia e Walter mostrano per ciò che fanno è davvero emozionante.

Sono entrata in contatto con questa realtà virtuosa grazie al mio lavoro di bibliotecaria. Walter e Luigia sono stati sin da subito amabili nei miei confronti ed è iniziato così un dialogo ed uno scambio di informazioni sulle reciproche attività, con tanti argomenti in comune di cui parlare. Nel corso degli anni frequentando molte delle iniziative organizzate dalla BdP, ho potuto notare il grande lavoro compiuto sul valore della “memoria”, a cominciare dal progetto “Volta la carta” una pubblicazione curata da Luigia e da Walter, risultato di una esperienza di raccolta di materiali della tradizione popolare presso il vicino Centro Anziani “Paolo Giuliani”, nell’anno 2006, nel corso del laboratorio “Nonno, mi racconti una storia”, inserito nel progetto locale Nati per Leggere nell’Agro Romano. ll laboratorio si proponeva di contribuire a sostenere la memoria del passato, promuovendo negli anziani e nei bambini la consapevolezza delle proprie radici e dei valori di cui sono portatori.

La Biblioteca dei Piccoli, intendendo dare un contributo alle iniziative educative di ricordo sugli orrori della Shoah e di dimostrazione dell’insensatezza della guerra, si affianca a tutti coloro che lavorano sulla formazione delle nuove generazioni alla convivenza civile e alla pace e partecipa con fervore alle manifestazioni che si svolgono ogni anno in occasione della Settimana della Memoria, dando vita a molte iniziative di pregio. Ho avuto il privilegio di poter assistere a diversi eventi di questo tipo, l’ultimo, in ordine di tempo, il 10 maggio 2019, in memoria del rogo di libri a Berlino il 10 maggio 1933.

Qui puoi vedere il documentario “Il posto delle storie. La Biblioteca dei Piccoli”, per la regia e produzione di Andy Takats, che ha illustrato attraverso immagini e parole le attività della BdP di Maccarese.

Spettacoli teatrali per bambini, burattini, filmati, musica, letture ad alta voce, laboratori, incursioni nel mondo delle fiabe. Alcuni tra quelli realizzati dalla Compagnia Traccedarte sono stati “IL CAVALIERE E IL DRAGO”, “LA GABBIANELLA E IL GATTO. Una storia di amicizia”, “LE AVVENTURE DI PINOCCHIO”, “ROBIN HOOD”, “LA LEGGENDA DI COLAPESCE”, antica leggenda della tradizione orale mediterranea, “IL CUORE DI CHISCIOTTE, la saggezza della follia”, liberamente tratto dall’opera di M. de Cervantes, rivisitata da Gek Tessaro e adattata da Traccedarte.

Il cuore di Chisciotte era un cuore pieno di passione e di slanci verso i più deboli, gli indifesi, le vittime di soprusi e di ingiustizie. Questo personaggio, nel tempo, è divenuto l’emblema di tutti coloro che, con passione e generosità, perseguono un sogno o un ideale che può apparire anacronistico ai più.
Nella nostra epoca, dominata dalla scarsità di valori proposti ai giovani e dalla tendenza verso il disimpegno, l’indifferenza e l’isolamento sociale, ci sembra che il messaggio di NATI PER LEGGERE possa apparire a molti come una vaga chimera, un sogno impossibile perseguito da personaggi bizzarri ma dal cuore sensibile, dei novelli Don Chisciotte che “credono ancora nelle favole”.
Ebbene sì, noi crediamo nel potere eversivo della narrazione e nella possibilità di usare le storie come strumento strategico per la trasformazione sociale.
La Biblioteca dei Piccoli di Maccarese

E poi corsi di lingua, laboratori di danze popolari, laboratori sulla creatività, incontri con i Bradirapidi Parky Touch Rugby, la prima squadra italiana aperta a tutti, bambini, adulti uomini, donne, disabili. Mostre tematiche come quella su Roald Dahl, “Roald Dahl compie 100 anni!”, con la proiezione del film “Il GGG”.
Impossibile elencare tutte le iniziative realizzate dalla BdP negli anni, sempre ponendo un’attenzione particolare a temi portanti come i diritti umani, l’uguaglianza di genere, l’accoglienza del diverso. Iniziative sempre realizzate stando dalla parte dei bambini, e questa è la cosa più bella e davvero importante!

La Biblioteca dei Piccoli, per quanto sta facendo da anni sul territorio, rappresenta un vero gioiello che riluce, illuminando tutti coloro che la frequentano con i suoi progetti all’avanguardia, ma soprattutto illuminando il futuro della comunità, facendoci sentire meno soli. Grazie ai suoi fondatori, animatori e custodi instancabili, i bibliotecari Luigia Acciaroli e Walter Canini.

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La Biblioteca Condivisa di Mirafiori Sud a Torino

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La Biblioteca Condivisa di Mirafiori Sud a Torino nasce a ottobre 2018 con il desiderio di creare un punto di incontro culturale intorno al libro in una zona periferica della città, che è quella del Quartiere Mirafiori, storicamente legato alla Fiat.

Dare una nuova vita ai libri dimenticati e coinvolgere gli abitanti del quartiere è l’idea coltivata da Gabriele Farina, che per il futuro sogna proprio questo, che ognuno inizi a usufruire e godersi della possibilità di vivere questo spazio come un piccolo rifugio dove andare a leggere, pensare, incontrarsi e chiacchierare, studiare, senza bisogno di eventi organizzati. Per il semplice piacere di godersi il proprio tempo all’interno di un luogo che diventa un po’ un tappeto magico per partire grazie al potere dei libri e dell’immaginazione, ritrovarsi, sentirsi un po’ a casa.

Sì, perché mentre leggiamo siamo altrove, scopriamo nuovi mondi, possiamo fuggire in storie parallele e sognare. Riuscire a conquistare uno spazio poco utilizzato e trasformarlo in un territorio vivo, uno spazio percorso, diventa un patrimonio collettivo: questo è stato reso possibile grazie a Gabriele, che ha deciso di trasformare l’idea in un progetto continuativo, e grazie al Bar Incontri, che ha consentito l’uso di questa sala, al piano inferiore sotto il locale. La Biblioteca Condivisa di Mirafiori Sud è ospitata presso il Bar Incontri di via Onorato Vigliani 35/13 a Torino.

Il quartiere in cui si trova, Mirafiori, è un pezzo della storia di Torino e per anni è stato legato alla Fiat: anima operaia, la presenza della fabbrica e le biciclette, la storia di un’Italia che vive e combatte, ricostruisce speranze, sogna e si veste di nuovi colori. Nonostante nel XX secolo il suo nome sia stato all’insegna degli stabilimenti del marchio fondato a Torino l’11 luglio 1899, la storia di questo luogo, Miraflores, è quella di un castello sabaudo che oggi non esiste più, dono fatto costruire nel 1585 da Carlo Emanuele I per la consorte spagnola, l’Infanta Caterina Michela d’Asburgo, che morirà dodici anni e dieci figli dopo all’età di trent’anni.

Le regole della Biblioteca Condivisa di Mirafiori

Ognuno può donare un massimo di 10 libri. Come leggiamo nelle regole della Biblioteca Condivisa solo romanzi e storie: la ragione al momento è semplicemente legata a esigenze di spazio e, dunque, ai libri che possono avere una circolazione più facile. La Biblioteca Condivisa di Mirafiori Sud a Torino nasce come iniziativa autonoma e non è finanziata. Questo è la ragione che ha portato Gabriele alla ricerca di uno spazio che fosse già presidiato: lui si occupa di mettere in ordine i nuovi arrivi, organizzare incontri e accendere il passaparola di questo spazio che già nel suo nome invita a una filosofia di condivisione. Al momento non esiste una registrazione sui libri in ingresso e in uscita. “E in fondo è bello così”, aggiunge Gabriele,”Perché mi piace pensare che ogni libro ha una sua vita, che a volte lo conduce altrove”.

Sei a Torino e vuoi dare una mano? Contattalo! La rete internet sta aiutando il progetto a crescere: grazie ai social il passaparola gira ricevendo risposta in tutto il territorio italiano. La tecnologia ci aiuta a diffondere le nostre idee, far crescere progetti e creare una rete: al di là dei chilometri, scoprire altri che vivono delle nostre stesse passioni. Eppure, da questa riflessione nasce una considerazione ulteriore.
Quali strade possiamo inventare per far confluire web e vita quotidiana allo stesso incrocio? A volte una notizia riesce a raggiungere chi è lontano e invece non è conosciuta da chi vive nel quartiere. Allora, la prossima sfida sarà forse trovare nuove vie e comunicazioni per intrecciarci non di più ma in modo diverso, passando dal virtuale al reale e viceversa: un flusso unico, in luoghi diversi di noi stessi e dei mondi in cui amiamo vivere.

Biblioteca Condivisa di Mirafiori Sud: orari

Presso Bar Incontri
Da lunedì a venerdì dalle ore 7.30 alle 19
Sabato: dalle ore 7.30 alle 14

Biblioteca Le Nuvole di Scampia a Napoli

di Daniela Lamponi

Le biblioteche per ragazzi: la mia Stella Polare

Lo ammetto, è la mia passione per le biblioteche per ragazzi che fa muovere l’ago della bussola quando decido la tappa successiva da fare in questo nostro viaggio che ci sta portando in giro per l’Italia e non solo.
Le biblioteche per ragazzi e in generale quelle biblioteche che dedicano molta attenzione al pubblico dei più giovani sono la mia Stella Polare.

Scampia e le Nuvole

È quanto è accaduto nel momento in cui ho scelto di ‘muovermi virtualmente’ verso Napoli, una città a cui sono particolarmente legata per gli affetti della mia vita e così mi sono spinta fino ad uno di quei quartieri con il marchio di ‘difficile’: Scampia.

Tasso di disoccupazione tra i più alti d’Italia, criminalità organizzata, droga, abusivismo edilizio, le Vele…

Durante la manifestazione “rEsistere a Scampia”, primo grande evento dedicato alla lettura e alla cultura promosso in collaborazione con l’associazione i Presìdi del Libro, decine di editori da tutta Italia mandarono i loro libri permettendo la nascita della biblioteca quale casa della lettura e della biblioteca quale luogo di incontro per i ragazzi e i bambini di Scampia reduci dalla lunga e terribile faida del 2004. L’operazione è stata resa possibile anche dal forte impegno delle forze locali, soprattutto la Regione che ha stanziato due borse di studio per due ragazzi che hanno tenuto aperto, catalogato e animato il centro culturale.

La biblioteca oggi conta oltre 10.000 volumi con una sezione particolarmente importante di letteratura per bambini e ragazzi. Le attività non si esauriscono al solo servizio di prestito che, data la sua posizione periferica nel quartiere e la conformazione territoriale di Scampia, da solo non avrebbe la forza sufficiente ad attirare a sé i potenziali lettori. Così, accanto al prestito la biblioteca offre al territorio attività per tutte le età.

La mia consueta chiacchiera che tesse la tela l’ho fatta con Stefania Ioppolo, una voce entusiasta di questo progetto sociale. Anche con lei siamo in contatto attraverso fb e anche con lei la promessa di trovarci a Scampia o a Trevignano Romano. Ma non è su tutto questo che voglio fermare lo sguardo. Come sempre l’invito è a visitare questo luogo.

Lo sguardo lo voglio rivolgere alle nuvole perché da sempre le nuvole mi danno un senso di leggerezza, di movimento, di nuove forme, di nuove possibilità.

La biblioteca ‘Le Nuvole” nasce nel 2004 nei locali della Rettoria S. Maria della Speranza, e poi nel 2006 con la nascita del Centro Hurtado, si è trasferita presso questo Centro affidato ai Padri Gesuiti.

Le sue fondamenta sono fondamenta forti, realizzate con un cemento armato fatto di cuore e di libri.

Anna Mauro, coordinatrice delle attività educative del Centro Hurtado, e Stefania Ioppolo, volontaria, ci raccontano della prima biblioteca di Scampia

Care Anna e Stefania, chi segue tutte le attività del Centro Hurtado?
Il Centro Hurtado è un Centro di Formazione Culturale e Professionale fondato dai Padri Gesuiti e operante a Scampia dal 2006. Nell’ambito del Centro Hurtado abbiamo un ente di formazione professionale (IPAM – istituto Pontano delle Arti e dei Mestieri), una Cooperativa sociale (La Roccia) avente una sartoria e un laboratorio di sartoria e cartotecnica che producono con il marchio fatto@scampia, oltre a un’associazione di volontariato, AQuaS – Animazione Quartiere Scampia, che si dedica alla promozione culturale. Le attività della Biblioteca, così come le attività musicali di “Musica Libera Tutti” ed il sostegno scolastico, fanno tutte capo all’Associazione AQuaS.

Fisicamente la biblioteca si trova in uno stabile condiviso con altri?
Sì, ci sono attività lavorative e culturali che si dividono gli spazi del Centro Hurtado. La stessa Biblioteca è una sala polifunzionale, utilizzata nel primo pomeriggio per il sostegno scolastico, o talvolta per riunioni o incontri di vario genere ovvero per i laboratori musicali.

Il personale è fatto di volontari o ci sono anche degli assunti?
Al momento il personale della biblioteca è composto interamente da volontari.

Quale è il patrimonio librario attuale e come è suddiviso?
Il patrimonio librario è composto da circa 12.000 volumi, in fase di ricatalogazione informatica per l’accesso dal 2018 al sistema ISBN Polo Regione Campania.La suddivisione è per genere: Narrativa italiana e straniera (suddivisa per nazionalità francese, inglese, americana, latinoamericana etc,), Fantasy, Thriller, Arte, Spiritualità, Musica, Enciclopedie, Collane etc. ed una sezione molto ampia dedicata alla narrativa per bambini e ragazzi.

Quanti prestiti ci sono circa ogni anno? Come viene implementato il patrimonio?
Considerando una media di 30 prestiti mensili abbiamo circa 360/400 prestiti all’anno. Il patrimonio viene implementato per lo più con donazioni, in genere non disponiamo di fondi che ci permettono acquisti mirati.

Qual è l’età dell’utenza?
Molto varia, dai bambini alle persone anziane, passando per gli adolescenti e gli adulti.

Quali sono i progetti in corso?
Oltre all’attività di promozione della lettura e di prestito, un laboratorio ormai consolidato è “Giocare… Leggendo”, appuntamento settimanale di approccio alla lettura in maniera ludica dedicato ai bambini dai 5 ai 10 anni.

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La Biblioteca collabora anche con le attività del Caffè Letterario di Scampia, ospitando e promuovendo le attività dello stesso. Attraverso un incontro mensile, da oltre 13 anni vengono presentati autori e libri ad un pubblico molto attento e affezionato, con intermezzi musicali, dibattiti e un momento conviviale, con tanto di caffè finale.

Com’è la vostra giornata tipo?
La biblioteca è aperta tutti i giorni al prestito pomeridiano, mentre il martedì tutta la giornata. Per lo più in questo periodo siamo impegnati con la catalogazione, il riordino degli scaffali, la registrazione dei prestiti e dei rientri.
Ogni lunedì pomeriggio dalle 17.30 alle 19.00 c’è “Giocare… Leggendo” con i più piccoli.

Quali sono i progetti futuri?
Tra i nostri sogni ad occhi aperti vedremmo un “Bibliocarro”, per portare i libri tra le strade del quartiere oppure la lettura a domicilio per le persone anziane o ammalate, così come un servizio navetta per portare le persone in Biblioteca, poiché i lunghi stradoni che caratterizzano il quartiere Scampia non agevolano gli spostamenti dei pedoni. Ci piacerebbe poi riattivare alcuni laboratori per il momento sospesi per mancanza di personale: “Mamme Arcobaleno” con mamme e bimbi Rom e Gagè di età inferiore ai 5 anni, ed i laboratori con le scuole materne, elementari e medie del quartiere, con visita settimanale in Biblioteca. Queste attività potrebbero anche portare un po’ di lavoro, in un quartiere dove la carenza lavorativa è un problema molto grave.

Di cosa avreste bisogno sia materialmente che a livello immateriale?
Materialmente c’è bisogno un po’ di tutto, dal materiale di cancelleria e di consumo ai libri di ultima uscita, a fondi per la manutenzione e i costi di gestione. Avremmo bisogno anche di figure professionali dedicate con costanza e continuità alla gestione della biblioteca, dal momento che siamo tutti volontari e non sempre riusciamo a garantire presenza stabile. A livello “immateriale” ci potrebbero essere utili e preziosi dei consigli nella gestione delle anagrafiche e dei prestiti, dal momento che usiamo dei fogli excel poiché il sistema ISBN non prevede l’inserimento del prestito, ma solo la catalogazione e la verifica della disponibilità dei volumi.

Dopo il racconto di Anna e Stefania…

Sono le 9 di sera sto per chiudere questo post, ho alle spalle una giornata di lavoro in biblioteca e rileggendo l’intervista fatta ad Anna e Stefania mi viene spontaneo emozionarmi nel pensare a quanto sta accadendo a Scampia dove le Nuvole sono fatte di gocce umane in continuo movimento, impegnate a dar nutrimento alla loro terra.
È vero, sarebbe bello andare a vedere queste ‘Nuvole’.
Segno in agenda tra le cose da fare.

Centro Hurtado: Biblioteca le Nuvole di Scampia

https://www.youtube.com/watch?v=XOMhIHFjC_I&feature=youtu.be

Biblioteca Załuski a Varsavia

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Quando, pietra su pietra, inizia la costruzione della Załuski Library a Varsavia è il 1747. Già da qualche anno Józef Andrzej e il fratello Andrzej Stanisław Załuski, entrambi vescovi e bibliofili, progettano l’ideazione di uno spazio in cui raccogliere la collezione di libri.

La biblioteca Załuski di Varsavia sarà la prima biblioteca pubblica polacca, considerata una delle più grandi biblioteche del mondo contemporaneo. Aperta al pubblico dalle ore sette del mattino alle sette di sera, il martedì e giovedì, fra le sale della biblioteca si trovavano circa 200.000 voci, destinate a diventare oltre 400.000: mappe, volumi e manoscritti, strumenti scientifici e una raccolta di arte, insieme a campioni di piante e animali.

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Dopo la rivolta di Rivolta di Kościuszko del 1794, le truppe inviate dalla zarina Caterina II, sequestrano i materiali della biblioteca: la collezione viene trasferita a San Pietroburgo, dove diventerà, di lì a breve, parte della Biblioteca Pubblica Imperiale, fondata da poco. Successivamente, negli anni Venti, il governo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa restituirà alla Biblioteca Załuski circa 50mila beni dell’antica collezione. Tuttavia, queste raccolte verranno fatte a pezzi dall’esercito tedesco durante la distruzione di Varsavia nell’ottobre del 1944, quando la città viene rasa al suolo.

Alla guerra mondiale sopravvissero 1800 manoscritti, oltre a 30.000 materiali stampati, parte delle raccolte originali. Dopo la guerra l’edificio è stato ricostruito: ad assumere l’eredità, materiale e immateriale della biblioteca Załuski sarà la Biblioteka Narodowa, oggi Biblioteca nazionale polacca.

Secondo i registri prima della guerra i beni della biblioteca contavano 6,5 milioni di libri e riviste, 3.000 stampe antiche, 2.200 incunaboli, 52.000 manoscritti: come accade in Germania durante i roghi di libri, questi materiali saranno dati alle fiamme.

Questa è la stima dei documenti distrutti durante la guerra:
80.000 libri antichi stampati
26.000 manoscritti
2.500 incunaboli
100.000 fra disegni e incisioni
50.000 pezzi di musica da spartito e materiale teatrale.
oltre 6 milioni di volumi contando le principali biblioteche di Varsavia nel 1939
Ad andare persi, in Polonia, durante il secondo conflitto mondiale circa 3,6 milioni di libri, gran parte di essi appartenenti alla Biblioteca nazionale.

Gli edifici della Biblioteka Narodowa, ricostruiti fra il 1962 e il 1976, si trovano in Aleja Niepodległości 213 a Varsavia. Alla fine del 2016 secondo le registrazioni la Biblioteca nazionale polacca comprendeva oltre 8.500.000 di unità, 162.000 volumi di stampa pubblicati prima del 1801, oltre 26.000 manoscritti, di cui oltre 7.000 manoscritti musicali, più di 120.000 stampe musicali e 485.000 disegni, oltre 130.000 atlanti e mappe, più di 2.000.000 di libri e documenti sulla vita sociale, oltre 1.000.000 riviste del XIX e XX secolo, senza contare le 151 foglie del Codex Suprasliensis, nel 2007 incluso nel programma Memoria del mondo UNESCO.

Storie di libri: libri pensati, libri temuti e distrutti, libri che viaggiano e fanno ritorno, libri di nuovo donati e cercati. Libri che non si arrendono. Luoghi che si trasformano

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10 maggio 1933: il rogo dei libri di Berlino

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I roghi di libri, Bücherverbrennungen, sono stati decisi in Germania nel 1933 dal governo nazista. Tutti i libri non in linea con l’ideologia nazista vennero bruciati: gettati dalle finestre, accumulati per strada, trasformati in falò.


Dort wo man Bücher verbrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen

Dove arde il libro, in fin si abbrucia l’uomo.
Heinrich Heine, poeta tedesco

“Là dove si bruciano libri, si finirà per bruciare uomini”. Nato tre anni prima che il Settecento finisse, il poeta tedesco Heinrich Heine, di origine ebrea, morirà a Parigi il 17 febbraio 1856: le sue parole sinistramente profetiche anticipano la visione che nel giro di trent’anni diventerà lugubre realtà, nella sua Germania. Nella città di Düsseldorf, dove Christian Johann Heinrich Heine era nato, il principale rogo di libri avviene l’11 aprile 1933. Uno dei primi fu a Dresda, 8 marzo, poi a seguire Braunschweig, Würzburg, Heidelberg e Kaiserslautern, Münster, Lipsia e Wuppertal il primo aprile, Schleswig il 23, Monaco di Baviera il 6 maggio, Rosenheim e Coburgo il 7. Insieme ad altri, uno fra i più tristemente noti è il rogo di libri di Berlino, avvenuto il 10 maggio 1933. Il rogo più grande.

Saranno 25mila i libri dati alle fiamme nella celebre Opernplatz, la grande Piazza dell’Opera nel quartiere Mitte di Berlino, nel 1947 rinominata Bebelplatz. Oggi, proprio in questo luogo c’è una targa con le parole del poeta Heine. Sì, dove si bruciano libri si finirà per bruciare uomini, oggi sappiamo che è così. Sotto un pannello luminoso, l’occhio vede oltre la superficie della strada: dentro, una stanza piena di scaffali vuoti, opera di Micha Ullman.

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Il 10 maggio 1933 gli studenti bruciano oltre 25.000 volumi, considerati da distruggere a causa dello spirito non tedesco: intorno al terribile falò che illumina questa notte di tarda primavera circa 40.000 persone, riunite qui all’interno dell’Opernplatz per il discorso di Joseph Goebbels. Inizia così la censura di Stato, organizzata dall’ufficio della Stampa e della Propaganda, promossa dall’Associazione studentesca della Germania, condivisa da tutti quelli che staranno lì, a guardare.

Coltivare una mente libera non è mai facile

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Rogo dei libri in Opernplatz a Berlino

La lista degli autori e dei libri proibiti

La lista degli autori, i cui libri vennero bruciati nei roghi organizzati dal governo nazista, è lunga. È una lista lunga e trovo sia importante annotare ogni nome, uno dopo l’altro. Lo spazio che vediamo nell’opera di Micha Ullman in Opernplatz ci ricorda che il vuoto lasciato dall’assenza è un un territorio vivo, che possiamo decidere di abitare.
Ogni volta che leggiamo un libro, le parole di un autore vivono di nuovo e così la sua visione del mondo, che si intreccia alla nostra vita: le idee cambiano la storia, attraverso il tempo.

Albert Einstein
Alexander Lernet-Holenia
Alfred Döblin
Alfred Kerr
Alfred Polgar
André Gide
Anna Seghers
Arnold Zweig
Arthur Schnitzler
Bertha von Suttner
Bertolt Brecht
Carl Sternheim
Carl von Ossietzky
Charles Darwin
Egon Erwin Kisch
Émile Zola
Erich Kästner
Erich Maria Remarque
Ernest Hemingway
Ernst Bloch
Ernst Erich Noth
Ernst Glaser
Ernst Toller
Erwin Piscator
Eugen Relgis
Felix Salten
Franz Kafka
Franz Werfel
Friedrich Engels
Friedrich Wilhelm Foerster
Georg Kaiser
Georg Lukács
George Grosz
Grete Weiskopf
H. G. Wells
Heinrich Eduard Jacob
Heinrich Heine
Heinrich Mann
Helen Keller
Henri Barbusse
Hermann Hesse
Ilja Ehrenburg
Isaak Babel
Iwan Goll
Jack London
Jakob Wassermann
James Joyce
Jaroslav Hašek
Joachim Ringelnatz
John Dos Passos
Joseph Roth
Karl Kraus
Karl Liebknecht
Karl Marx
Klaus Mann
Kurt Tucholsky
Lev Trockij
Leonhard Frank
Lion Feuchtwanger
Ludwig Marcuse
Ludwig Renn
Ludwig von Mises
Maksim Gor’kij
Marcel Proust
Marieluise Fleißer
Max Brod
Nelly Sachs
Ödön von Horváth
Otto Dix
Robert Musil
Romain Rolland
Rosa Luxemburg
Sigmund Freud
Stefan Zweig
Theodor Lessing
Thomas Mann
Upton Sinclair
Vladimir Lenin
Vladimir Majakovskij
Walter Benjamin
Werner Hegemann

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A spasso per biblioteche: Biblioteca Delfini di Modena

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La biblioteca Delfini in corso Canalgrande 103 a Modena è una delle realtà che partecipa al polo delle Biblioteche Comunali insieme a Crocetta, Giardino e Rotonda. Ognuna ha una storia differente, che si intreccia al territorio e allo spazio della città in cui si trova collocata, come i 400 mq della biblioteca Crocetta (di cui un terzo dedicato alla sezione ragazzi) nella cosiddetta Palazzina Pucci dell’ex mercato Bestiame: un complesso realizzato dall’architetto Mario Pucci tra il 1947 e il 1951 all’interno dell’ex quartiere industriale noto come “Sacca”.

Nel caso della biblioteca Antonio Delfini la storia inizia già qui, in questa strada che è considerata una delle più belle d’Italia: corso Canalgrande. Proprio così: canal-grande, questo nome ci riporta alla storia scomparsa, di quando Modena, come altri luoghi di questo territorio, era una città d’acqua percorsa da canali. A Modena, capitale del Ducato Estense, la corte si trasferì il 13 gennaio 1598, dopo la morte a Ferrara del duca Alfonso II d’Este, che pur con tre matrimoni non lascerà eredi: la corte estense rimarrà nella città fino al giugno del 1859. I canali di Modena erano nove: a formarli le acque del fiume Secchia, Panaro, insieme alle acque delle sorgenti che confluivano nel bacino chiamato “casa delle acque”, sotto il Palazzo ducale Estense. Il canale Naviglio era il piú grande, una vita navigabile fino al Po e a Venezia, percorsa da imbarcazioni, commerci e viandanti che affrontavano il viaggio con lo sguardo perso in quell’intricato paesaggio fluviale, fatto di canneti e acqua, guidati dai barcaioli.

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Corso Canalgrande, che incrocia la via Emilia e segna il cuore di Modena, arriva fino al Giardino Botanico e al Parco Ducale Estense, un antico giardino che secondo i documenti esisteva già nel Cinquecento, a ridosso del castello trecentesco dimora della nobile famiglia. Aperto ai cittadini nel 1739 dal duca Francesco III, oggi è il parco storico della città e patrimonio culturale della regione. Dopo aver incrociato Corso Cavour, a sinistra troviamo le Scuderie Ducali, oggi Accademia Militare, mentre a destra si indovina il profilo del lato orientale del Palazzo Ducale. Più avanti, oltre a Palazzo Tardini e l’edificio Sassoli de’ Bianchi, casa natale dell’architetto ducale Francesco Vandelli, corso Canalgrande ci accompagna fino al civico 103: palazzo Santa Margherita, che ospita la Biblioteca Civica Antonio Delfini. Qui si trova anche la sede del Museo della Figurina e la Galleria Civica).

Nel 2016 la biblioteca Delfini di Modena ha ricevuto l’eredità dell’avvocato Ettore Gandini, scomparso il 3 febbraio all’età di 77 anni. Nel testamento, datato 16 novembre 2015, Gandini aveva istituito erede la Biblioteca Delfini del Comune di Modena. La biblioteca, un archivio dove si raccolgono libri e si preserva il sapere dalla furia del tempo. E poi non solo, perché ogni biblioteca è in grado di diventare, grazie al lavoro di tanti e la passione di chi varca questi spazi, luogo di incontro, socialità e relazione fra le persone: posti capace di fare informazioni, transgenerazionale e transculturale.
Riguardo ai beni librari, la biblioteca Delfini ha ereditato il patrimonio della Biblioteca Civica, sorta alla fine del 1970 come biblioteca di quartiere.

Sembra che una Santa Margherita, risalente al 1197, si riferisse a una piccola chiesa sorta dopo l’ampliamento della città del 1188. Dal Trecento proprietà dei Canonici di sant’Agostino, qui si racconta di uno splendido orto, con alberi da frutto e pergolati dove godersi l’ombra fra piante in fiore e rampicanti. Lo spazio attuale di Palazzo Santa Margherita è il risultato degli interventi di ristrutturazione, in stile neoclassico, effettuati nel 1830 su disegno dell’architetto Francesco Vandelli. Affidato alla Società Operaia del Mutuo Soccorso, dal 1874 diventerà ricovero per poveri e bisognosi, con il Patronato pei Figli del Popolo.

La Biblioteca Delfini di Modena è uno degli spazi toccati dal Festival Passa la Parola, che ha portato in giro per la città libri e lettori trasformando i luoghi abituali in un altrove dove immaginare nuove storie e avventure grazie alla passione per la letteratura.

Biblioteche comunali di Modena: orari

Biblioteca Delfini
Lunedi dalle ore 14.30 alle 20
Da martedì a sabato dalle ore 9.30 alle 20.

Bibliotea Poletti
Lunedì dalle ore 14.30 alle 19.
Da martedì a venerdì dalle ore 8.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 19.
Sabato dalle ore 8.30 alle 13.

Biblioteca Crocetta
Da lunedì a venerdì dalle ore 15 alle 19.
Giovedì e sabato dalle ore 9 alle 12.30.

Biblioteca Giardino
Da lunedì a venerdì dalle ore 15 alle 19.
Martedì e sabato dalle ore 9 alle 12.30.

Biblioteca Rotonda
Da lunedì a sabato dalle ore 9.30 alle 19.

Qui trovi le iniziative aggiornate delle biblioteche comunali di Modena
A proposito, hai tempo? Nel polo delle biblioteche comunali di Modena sono attivi i gruppi di lettura: si tratta di appuntamenti nati per parlare di libri, riflettere, pensare e ispirarsi, insieme. Il gruppo di lettura è uno spazio aperto dove leggere, fare amicizia, ascoltare, incontrare. A Modena sono attivi gruppi lettura, gestiti da associazioni culturali cittadine, in diversi giorni della settimana. Se desideri condividere il tuo tempo ecco le informazioni per diventare volontario in biblioteca. Qui trovi i prossimi appuntamenti dei gruppi di lettura di Modena. Se ci vai, torna a raccontare.

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Tu sei liber* di esprimerti? Giornata Mondiale della Libertà di Stampa

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Quella che si vede nella fotografia è una lettera datata 1941. Non mi era mai capitato di vedere queste buste, fino a quando non ne ho trovata una in un cassetto: dentro, lettere scritte fitte fitte per risparmiare carta e farci stare quante più cose e persone possibili. Fuori, la superficie ruvida e sottile con attaccato il francobollo e un timbro nero che occupa, ben visibile, buona parte della busta. TACI.

TACI

3 maggio, Giornata mondiale della libertà di stampa. La libertà di parola è sancita dall’Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948: sono passati 70 anni dal 10 dicembre 1948, quando il futuro premio Nobel per la Pace René Samuel Cassin presenta al mondo quei trenta articoli costati il sangue di due guerre mondiali e innumerevoli conflitti armati, coscienza civile in evoluzione attraverso un secondo complicato, il Novecento, che si è concluso ma forse porta ancora il triste strascico di una sposa bambina. Libertà soffocata e azzittita, in mille modi e ancora cento, nei Paesi in guerra e a volte, più spesso di quanto vorremmo, anche in quelli cosiddetti civili, dove il silenzio, così come la fame, diventano una questione più elaborata, sfumata ed elegante.

TACI

Secondo il rapporto di Reporters sans frontières sono 54 i giornalisti uccisi nel 2018. Questa è la mappa redatta da Reporters sans frontières / Reporters Without Borders / RSF con il 2019 World Press Freedom Index, l’indice che ci informa sul libello di libertà di stampa nel mondo. Ai primi posti Norvegia, Finlandia, Svezia. Italia? 43esimo. Stati Uniti 48esimo, Venezuela 148, Turchia 157, Libia 162. Visti da qui, i nomi e le geografie di cui ci parla la tivvù sono una prospettiva straniante e incredibile. Incredibile sì, perché sono le notizie che provengono da realtà di cui possiamo vedere anche al tiggì o utilizzando i social, anche se (ancora troppe) poche volte li utilizziamo così, per andare a caccia del non detto.

TACI

“Quello di allora era un mondo che voi non potete capire” mi ha detto tempo fa un uomo di 90 anni che del Novecento ha vissuto molto e rischiato la pelle più volte (salvandosi solo per il fatto, anzi la fortuna, di essergli capitati in sorte pelle e capelli del colore giusto). Nel suo toscanaccio allegro mi ha indicato le montagne e la distesa del mare. Un tempo le notizie non viaggiavano alla velocità di internet, il paesaggio era davvero una barriera fisica: la comunicazione aveva dei tempi e delle attese. Si dovevano attendere le notizie e quelle che viaggiavano erano poche, talvolta false e poco verificate. Si stampava su carta difficile da reperire, si stampava a volte di nascosto e del mondo non c’era una conoscenza certa, ma una sensazione vaga fatta di pezzi da incrociare e faticosamente legare fra loro, un rammendo fatto in fretta e precario, con quello che c’era. Una mappa imprecisa dove le geografie, i confini e le notizie di quello che stava accadendo, anche solo pochi chilometri più in là, sfumava nella nebbia. “Voi, abituati a svegliarvi e nemmeno uscire per andare a comprare il giornale, perché ora basta un tasto per iniziare a leggere, vedere video, informarsi su quello che c’è da sapere, non potete neanche immaginare cosa significa aprire gli occhi in un posto e non sapere: non sapere proprio nulla, non sapere nemmeno domani e non sapere nemmeno quando si saprà qualcosa“.

TACI

La paura è il comune denominatore quando la degenerazione del dover tacere si trasforma in un silenzio violento. L’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi nel consolato saudita a Istanbul, la libertà strozzata dei giornalisti e intellettuali turchi (almeno 170 giornalisti “scomparsi” in carcere in Turchia, oltre a 150.000 funzionari pubblici licenziati e 50.000 persone arrestate), il rischio per la propria vita, sulla propria pelle. Da una parte all’altra del mondo, Iran, Venezuela, Serbia, Arabia Saudita. Si aprono musei strizzando l’occhio alla cultura (e soprattutto agli investimenti economici), nel frattempo si uccidono persone e non siamo dentro a un film, no. È solo che si lavano in fretta le strade e intanto si dimentica che la vera cultura è il coraggio dell’umano, l’invenzione di un’idea e dell’osare: libertà, una parola latina che ci ricorda, ieri come oggi, che essere liberi non è fatto scontato.

TACI

Un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.
Paolo Borsellino

Un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà, capace di schierarsi contro indifferenza e contro complicità, aveva detto Paolo Borsellino parlando della lotta alla mafia. E forse questo vale in generale per le parole, per il bisogno e la capacità di riappropriarci della bellezza attraverso ciò che è verità, giustizia, onestà. Uomini come lui ci insegnano che il seme del coraggio nasce anche e soprattutto lì, nella dittatura, là dove non dovrebbe ma può. Dove tutto attorno continua a cantare la voce di una bocca tappata che non si arrende. Può perché chi vuole essere libero non si arrende al dovere imposto.

Quasi sempre, è una lotta che ha bisogno del coraggio. E non c’è antidoto, purtroppo, alla paura se non l’osare di ognuno e la condivisione di tutti. Perché la paura aumenta quando si rimane soli e allora parlare, anche per chi non può parlare, diventa un modo per continuare a ricordare ciò che riguarda tutti. La possibilità di immaginare. Coltivare idee, scendere per strada, manifestare ciò che si pensa. Ragionare insieme. Evolvere.

Se tu ti senti libero o libera di esprimerti, se tu puoi scrivere un commento o avere un profilo social, se tu puoi far sentire la tua voce, se ti puoi fermare per strada a ragionare su un’idea e scriverne, se tu puoi accedere a internet… Pensaci. Perché non è ovvio.

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