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Il meteo di certe strade

Ti sarà capitato di tornare in certe strade e scoprire con sorpresa che l’orologio del paesaggio è rimasto fermo sulle stesse lancette. Persino il meteo è lo stesso di quando ci sei passato per la prima volta, in questa strana casualità della vita in cui la vera stranezza è ciò che torna uguale a se stesso, incredibile arbitrario dono dell’imprevisto.

Era da anni che non tornavo in questa via, eppure tant’è ci ricapito perché invitata da amici che non sapevo abitassero proprio qui. Arrivo di notte e nonostante il buio le mie cellule si risvegliano aprendo la pagina giusta di una mappa mai dimenticata, ben chiusa in un cassetto della memoria, nemmeno stropicciata dal tempo perché in fondo usata pochissimo, solo per un frammento piccolissimo di vita.

Ci sono momenti che sono passati come un lampo nella nostra vita, così brevi che non dovrebbe restarne traccia. Invece certi istanti non passano mai: di loro resta il sapore dell’assenza, di tutto ciò che avrebbe potuto e non sarà. Come quando sei in ospedale e io guardando i corrimani o i quadri alle pareti mi chiedo quante preghiere silenziose, quante speranze e disperazione hanno ascoltato: le dita appoggiate sul davanzale nel momento in cui la vita può cambiare, il bivio di quando niente sarà più lo stesso. Poi te ne scordi, ma solo apparentemente: la mente registra la mappa scritta attraverso il tatto da quelle mani aggrappate al momento. Un filo tesse la nostra presenza nella vita attraverso le assenze di ciò che non è, ciò che non sarà mai o non è più: ciò che si è perso, ciò che è scivolato via nella nebbia sottile e nella pioggia, come quella di stamattina, dove mi svegliano le nuvole troppo bianche di una via ben nota.

Ecco, il meteo di questa strada anche quando l’ho conosciuta anni fa era fatto dal bianco opaco di nuvole strisciate e folte come un piumone sul cielo. Oggi, con un cane al guinzaglio che prima non avevo, guardo le villette una di fianco all’altra, il cemento delle architetture semplici e i bordi colorati; le scale che si arrampicano quasi chiocciola su per i palazzi di pochi piani, dove nessuno si conosce bene ma tutti in fondo si sono già visti. I cespugli di rosmarino e salvia piantati all’angolo della via, ci passo una mano e si diffonde la scia nella pioggia sottile che inizia a inzuppare la manica.

Un tempo è stata un’ombra alla finestra, questa via, e sigarette nella notte. Il volto di una donna inquieta che oggi è lontana: la vita ha vinto su di lei. Ma forse no, chi può dire quali siano i piani in serbo per ognuno di noi, che cosa sia vincere e cosa perdere. Passando qui, senza volere, entro di nuovo in quella storia e la mia presenza tesse i fili della memoria.

In ogni spazio che attraversiamo lasciamo tracce del nostro passaggio, che qualcuno ritroverà come pietre erose dal tempo.




Perdersi d’inverno in Toscana

Però a pensarci adesso, la bellezza magica del paesaggio della Toscana che affiora nell’aria limpida e asciutta, il sapore del vino bevuto in piedi per riscaldarci in quel locale in cui siamo entrati mille volte per il freddo, il rumore dei tacchi che risuonano sui pavimenti di pietra ghiacciati, i fiocchi di neve che volteggiano e il vapore che si solleva dalle terme e l’odore dello zolfo, il calore di una vecchia tisana corroborante bevuta non so quante volte, quella sensazione di aria morbida e sensuale tipica degli inverni in Europa… tutto questo mi provoca una morsa al petto di bellezza e nostalgia.

Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita. Feltrinelli, 2010, pagina 21




Di notte

La neve nella luce del lampione
Il silenzio

20 gennaio ’20




Il rumore della neve

Il suono della neve sui vetri,
La trapunta nuova
così calda sulle gambe
bellezza
il bianco
fuori dalla finestra
strade non ancora spalate

immobilità
totale

in queste vacanze di Natale lockdown
ricorderemo

il silenzio
Immenso




Scriverla vivendo

Scriverla vivendo… Che cosa? La storia, la vita




Il tempo che ci vuole

Quelle telefonate appena sveglia, il caffè che aspetta e tu che ti scopri ad alzare la voce, con passione, per poi renderti conto che ognuno ha i suoi tempi: anche tu i tuoi, io i miei.

Ognuno ha i suoi tempi e possono volerci anni, forse interi secoli, per arrivare a pensare e capire quella cosa magari ovvia che hai già ascoltato in passato e non avevi capito. Il fatto è che il tempo che ci passa in mezzo è quello che serve a un seme per maturare, il sole e la pioggia, l’attesa delle parole che diventano pelle ed entrano in circolo nel sangue, non più idee ma carne.

L’acqua prima di bollire.
Il sole coperto dalle nuvole e poi il cielo spazzato dal vento.
La ore di luce già finite.
Il senso di attesa e la sensazione che
se saremo fortunati
ci attende
un altro domani
su cui
cammminare

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Anniversario

Quando te lo ricordi all’improvviso e pensi “come ho fatto a dimenticare”.

E poi la giornata che ti sorprende perché non ha nulla di speciale. Il tran tran.

Un caffé nel sole di un inverosimile inverno. La macchina da aggiustare. L’odore di alcol e sapone del pavimento lavato in cucina. Il maglione in disordine. Le facce di quelli a cui vuoi bene.

Un partita a carte e gli urlacci sulle briscole da giocare per ignorare i postumi della cura pesante che circola nel sangue di uno che oggi si è vissuto l’ospedale.

Il vento freddo della sera, il profumo del sugo, le stelle silenziose e presenti.

Nella banalità della normale routine risplende il senso della vera festa, l’esistenza che ci sorprende di stupore: ancora qui, insieme.

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Malinconia da domenica sera

Quella cosa che la domenica sera fa un po’ paura, da piccoli. E poi anche da grandi. Iniziare di nuovo la settimana. Stomaco che si intreccia i compiti in classe, gli impegni che pressano ancora di più di quanto premevano i compiti in classe.

E poi la domenica sera, quello che ci lascia la giornata con il sole sulla pelle, la sveglia senza sveglia, il profumo di torte e chiacchiere davanti a un caffè o il tempo di un bicchiere di vino. Il segnalibro fra le pagine. Tramonti da dietro il vetro, le luci che si accendono intorno alla porta e non importa se non è più Natale.

Domenica sera e la cucina illuminata. Le voci, il fuoco della presenza. I piatti da preparare insieme, il profumo di quello che sta cuocendo nel forno. L’odore della pelle dopo la doccia nella maglietta di cotone fresco di bucato.

Un dente che cade.
Sorpresa fra i più piccoli.
Spavento per l’adulto.
Rassegnazione nel vecchio.
Il dramma della perdita nella banalità del quotidiano

13 gennaio ’20




Il dolore dell’assenza a volte è un profumo che resiste

Ieri,
mi sono messo la sua giacca, volevo
metterla poi non l’ho messa più.
Aveva il suo profumo.
Mi ha detto.

Non l’ho messa più.
Tre mesi, sono passati.
Ora è l’inizio di un nuovo anno, l’inverno ghiaccia ancora il fiato e i corpi scheletrici degli alberi, ma già le giornate si fanno più lunghe. Impercettibilmente, dal punto più buio che abbiamo toccato settimane fa, si aprono nuovi spiragli di luce, che lascia stupiti come ogni anno, quando apri la porta e un bel giorno ti rendi conto che ancora una volta l’inverno è passato. Ma non ancora.

Lui pela le patate, attenzione concentrata e sguardo pensoso. Cade il sipario su questo sabato sfolgorante di azzurro di metà gennaio, il giardino si allaga di buio.
Lui pela le patate, concentrato e pensoso, la radio canta, io guardo da una finestra la sera illuminata, quella ricciolina aspetta un biscotto, composta.
Che cosa fanno tutti, esattamente ora? Immagino lei, a manciate di km da qui, che prende ogni giornata di corsa e mette la musica alta mentre guida e sorride sempre, o almeno tutte le volte che può; a quest’ora sarà a casa, la pentola che va a fuoco basso e sedersi almeno un attimo sul divano, sfogliare una di quelle riviste lasciate in attesa.
E poi loro, a finire l’ultima briscola dietro la vetrina appannata del bar, le voci che si alzano ma per gioco.
E poi lei, che ha ottant’anni suonati; oggi è passata a trovarla della gente e le hanno portato una torta; ora, da sola nel salotto buio si fuma la sigaretta di nascosto dal figlio e si addormenta col sorriso sulle labbra sprofondando ancora un po’ nella poltrona mentre la tv lampeggia.

Le sette di sera e ognuno nella sua storia,
a pochi passi o dall’altra parte del mondo. Quelli che conosciamo, oppure il centro di una città di cui sappiamo solo il nome: che cosa stiamo facendo tutti, proprio adesso?
Immaginare ognuno di noi, esseri umani alle prese con il tempo, ognuno con il suo tempo.

Fari sulla strada di casa.
Le patate ora sono pronte per il purè
Ti giri ed è già passata la vita, mi dice.




Mare d’inverno

Il mare
è
un
rumore

suono

d’acqua

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Pesaro all’inizio dell’anno tornando da Macerata
mentre le onde sconquassano
una cena con gli amici
ritrovarsi attorno a un tavolo
la luce fioca del locale che si svuota
fuori una notte intensa e frizzante, gente che passeggia
la luna e la palla di Pomodoro,
il bronzo dorato della sfera in piazzale della Libertà

Pesaro all’inizio dell’anno, la luna e il mare in una serata invernale.
Il mare d’inverno
in una notte di burrasca.

C’era una volta il guardiano del faro
oggi
scomparso nelle fotografie d’epoca
Istantanea di un momento
2 gennaio ’20




Bivio

Roma a destra, Ancona sinistra

Ancona

Bologna

Sinistra, destra, dritto.

Le direzioni della vita

Ricordarsi di:

* evitare di rimanere incastrati in un incrocio che è sempre lo stesso anche giri e giri. Ed evitare, se possibile, anche le ore di punta, le invasioni di folla, la radio che sfrigola

* avere un piano B. Oppure essere pronti a fermarsi da qualche parte in un punto che all’inizio non avevi considerato. E magari scoprire di essere finita in un posto dove non eri mai stata prima, a 1000 km da casa: piove a dirotto e fra poco riprenderai la strada perché la rotta attende i tuoi passi, ma nel frattempo passi un’ora a bere caffè, ordinarne un altro e guardare la pioggia che scende senza la minima fretta mentre uno sconosciuto sorride e ti racconta la vita vista da qui.

* programmare il tuo navigatore, soprattutto quello mentale, su strade alternative, tagli e sentierini. E ricordarsene, che un giorno vorrai andare veloce e allora poi rischieresti di dimenticare che avevi scelto il viaggio per amore del paesaggio

Perdersi è l’inizio di tutte le scoperte.




Dentro la fine un nuovo inizio

Il senso amaro della fine, lo stupore che pizzica gli occhi.
Quell’emozione grande che stravolge il respiro e il cuore allora batte più forte.
I grandi dolori, così forti che quasi non li senti (hanno spiegato che è vero, succede anche in caso di forti traumi e chi ha vissuto un incidente me l’ha raccontato in tanti casi: il dolore, quello forte, quello vero, l’ho sentito solo dopo)
La felicità pura, quella che ti fa piangere e poi ridere e poi ancora piangere
Il senso di abbattimento e la stanchezza,
come prima dell’alba, quando sei alzato da una notte lunga, lunghissima e
il giorno arriva all’improvviso
la luce fra i tetti
il silenzio del mattino presto
le saracinesche ancora chiuse e le finestre da cui filtrano le lampadine accese di
chi mette su il caffè
l’odore di pane fresco nell’aria.

La sensazione che sì, è finita.
Un colpo di spugna
Una riga tracciata con la matita rossa e blu
dritta, netta.
Un punto e
a capo.

Proprio quando sei lì e
ti abbandoni
perché non puoi fare altro, perché sei alla fine
la testa si svuota
leggerezza senza limiti
non essere più.
E allora accade, chiudi gli occhi.
Il cuore è un volo invisibile

Dentro la fine il nuovo inizio
sta già accadendo.

Quest’anno ha portato momenti difficili, gioie improvvise, il talento di coltivare una rosa e imparare dalle spine, l’incontro con la morte, il tempo degli addii. Ora arriva il tempo di inventare nuove parole per un ciclo, di nuovo, che inizia

A Capodanno a Benevento si fanno le zeppole: sono simili alle pittule, leccesi, che a Taranto si chiamano pettole e si preparano per santa Cecilia. Acqua e farina, gli ingredienti base di tutti i popoli del mondo, l’olio bollente che c’è da stare attenti. Si rotolano nello zucchero le pettole, invece le zeppole si mangiano così, o con il prosciutto. Da un pizzaiolo di Napoli a Roma una volta ho imparato una cosa simile, angeli o diavoletti, che sarebbero poi l’impasto della pizza fatto a pezzi e fritto, con il pomodoro se sono angioletti o piccante.
Quanti nomi e quanti modi di inventare la farina, l’acqua e l’olio, patrimonio antico dove dentro c’è la storia dell’uomo, lacrime, gioia e fatica, ricerca e bellezza. Quanti nomi e quanti modi per inventare la fine e un nuovo inizio.
E così alla tavola di Capodanno, che non è la fine, come spesso pensiamo, bensì l’inizio, capo-d-anno, succede di trovarsi tutti insieme intorno a una tavola: chi si conosce e chi no, chi è amico e chi lo diventa ora. E fra scambi, assaggi e racconti, si snocciola il filo che tesse la nostra trama da dove siamo arrivati fino a qui. Il nuovo anno lo voglio immaginare un po’ così.

Una tavola apparecchiata nella notte e tutte le risate che la fanno vivere, sguardi che diventano amici, luoghi dove girare una chiave ed entrare nella storia che raccontano. Per perdersi nel viaggio e attraverso lo spazio ritrovare il tempo.

Per ricordarsi che capodanno è il giorno che decidiamo. Capodanno è il nostro compleanno, quando un’annata si chiude come al compimento del primo anno di un bambino, e un’annata si apre. Capodanno è il giorno dopo il grande evento che conosci solo tu.
Il primo giorno di un nuovo ciclo nasce dentro la fine di quello che portiamo nascosto nel cuore.

1/2020
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La fine della guerra nell’ex Jugoslavia

Sono passati 23 anni da Dayton: l’accordo raggiunto il 21 novembre in Ohio e sottoscritto tre settimane dopo a Parigi scrisse la fine della guerra fra i Paesi dell’ex Jugoslavia.

I Balcani vengono ridisegnati e questo processo è continuato nel tempo, perché le frontiere non sono realmente qualcosa che si tocca con mano. Contrariamente alla realtà che le mappe tentano di illustrare, i confini non sono una linea tracciata sulla terra. Le frontiere vivono nei cuori e nelle coscienze, si nutrono delle differenze e delle storie, si annacquano e confondono, attraversate dai passi di chi li calpesta per arrivare là, un po’ più in là. Attraverso le frontiere scriviamo la nostra identità, delineando il confine fra ciò che siamo e non siamo più, o non siamo mai stati.

1995-2015, 20 anni di Dayton




Le conseguenze delle nostre azioni

La colpa è mia, piangeva, ed era vero, non si poteva negare, ma è pur certo, se può servirle da consolazione, che se prima di ogni nostro atto ci mettessimo a prevederne tutte le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi quelle probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriveremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero. I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono. D’altro canto c’è chi dice sia questa l’immortalità di cui tanto si parla, Sarà, ma quest’uomo è morto e bisogna sotterrarlo.

José Saramago, Cecità




70 anni fa la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Il 10 dicembre 1948 veniva presentata a Parigi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: 70 anni fa, per la prima volta dopo la tragedia di due guerre mondiali nell’arco di cento anni, il secolo Novecento, venivano messi per iscritto i diritti inderogabili della persona. All’epoca furono 48 i voti a favore e 8 le astensioni: Arabia Saudita, Cecoslovacchia, Iugoslavia, Polonia, Repubblica del Sudafrica, Ucraina, Unione Sovietica.

Fra i redattori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il giurista, magistrato e diplomatico francese René Samuel Cassin, nato a Bayonne alla fine del vecchio secolo, il 5 ottobre 1887 (morirà a Parigi il 20 febbraio 1976): Presidente della Corte Europea dei diritti dell’uomo, sarà Premio Nobel per la pace nel 1968.

Da allora quanto siamo cambiati?

Ecco il testo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, composto dal preambolo seguito dai trenta articoli che insieme hanno rappresentato il primo tentativo di andare oltre i confini dello Stato nazionale per non dimenticare ciò che, al di là delle differenze, costituisce i principi fondamentali di libertà per ogni essere umano.

Purtroppo siamo ancora lontani da quello che sulla carta, e nella realtà, è ancora un ideale. “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” (articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani): le guerre nel mondo attualmente sono più di quante potremmo pensare, ma ai conflitti è necessario aggiungere tutte le situazioni in cui i diritti della persona vengono sistematicamente calpestati.

Alla popolazione si aggiunge il numero di chi nella guerra ci entra per documentare e testimoniare. Secondo il rapporto di Reporters sans frontières 2017 sono 65 i giornalisti uccisi mondo solo nell’anno 2017 durante l’esercizio di una professione che è diritto per ognuno di noi, il diritto all’informazione. Sono 1331 i giornalisti uccisi dal 1992 al 2018, rende noto il Centro Studi Committee to Protect Journalists, con sede a New York, che analizza il grado di libertà di stampa nel mondo.

Nel 2018 Amnesty International ha lanciato un appello per la Turchia e il giornalismo indipendente: oltre 120 i giornalisti in carcere, senza contare le piccole storie d’orrore quotidiano di chi cerca di sopravvivere in un Paese dove la libertà è un filo d’ossigeno sempre più sottile. Cina, Aghanistan, Turchia, Iran, Siria, Yemen, Iraq, Ucraina Venezuela, Paesi da cui c’è chi cerca di fuggire, con una valigia di speranza e poco altro, da gettare oltre i confini di un presente grigio: oltre, un nuovo futuro da sognare.

Ma non solo, al di là dello schermo del televisore, proprio accanto a noi, nel posto in cui viviamo, la ricerca della libertà è un fatto quotidiano. Nel concreto, accade quando non ci voltiamo dall’altra parte, quando nella nostra piccola vita quotidiana diamo spazio, impariamo a guardare, non ci accontentiamo. E allora non importa se è capitato a te, è anche mio, è di tutta l’umanità. Come è scritto su una delle porte delle baracche trasformate nel Museo Nazionale di Auschwitz-Birkenau, “Fino a quando non avremo compreso l’insegnamento della Storia, saremo destinati a ripeterla”.

Dichiarazione universale dei diritti umani (1948)

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’Assemblea Generale proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2.

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3.

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4.

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5.

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6.

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7.

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8.

Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9.

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10.

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11.

1. Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.

2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12.

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13.

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14.

1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15.

1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.

2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16.

1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.

2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17.

1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.

2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18.

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19.

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20.

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

2. Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.

Articolo 21.

1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.

3. La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22.

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23.

1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24.

Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25.

1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

2. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26.

1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

2. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27.

1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28.

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29.

1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

2. Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.

3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30.

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

Qui la collezione video della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani costantemente aggiornata in tutte le lingue del mondo




René Samuel Cassin e la Dichiarazione universale dei diritti umani

Chi sedeva fra i redattori della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948? Uno di essi fu René Samuel Cassin. Figlio di una famiglia di mercanti, René Samuel Cassin nasce a Bayonne il 5 ottobre 1887: morirà a Parigi nel nuovo secolo, il 20 febbraio 1976. Giurista, magistrato e diplomatico francese, è Presidente della Corte Europea dei diritti dell’uomo e Premio Nobel per la pace nel 1968.

René Samuel Cassin nel 1908 si laurea in letteratura, successivamente in legge; poi nel 1914 conclude gli studi laureandosi in economia e in scienze politiche. Letteratura, giurisprudenza, economia e scienze politiche: un’immersione nella materia dell’umano, dai numeri e il senso di un commercio che forse veniva anche dalla tradizione familiare, alle discipline che permettono di penetrare nell’arte e nella cultura, costruendo un’idea più vasta sull’uomo e sulla società. E un orizzonte mentale in grado di andare oltre ai confini era presente, saldo e luminoso, nella testa di quest’uomo, che fu tra i promotori e redattori della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, il cui impegno venne riconosciuto con il Premio Nobel per la pace.

Attualmente esiste il Premio René Cassin dedicato alle tesi sui diritti umani