Papà, mi manchi

Con i papà a volte è litigi e a lui non voglio bene. Scava, scava, vai a vedere che è un’emozione immensa: un amore così grande che non si può contenere e allora si nega. Scava scava, si scopre che 〰️ io sono molto triste quando papà è al lavoro, sono felice quando torna

Papà, mi manchi

Ci sono state volte in cui ho scritto tutta la notte. Oggi invece mi ha svegliato una vocina alle 2.59 -a voce bassa bassa- mammi, il mio pancino è vuoto, ha detto quello che era crollato alle otto e mezza di sera dopo una giornata di gioco. Allora, dico con mezzo occhio aperto e l’altro chiuso, andiamo a vedere cosa c’è in frigo

e così abbiamo riscaldato tagliatelle e riacceso il fuoco, cucito parole con i fili colorati e giocato a palla sul divano. Intanto si è fatta mattina e agli uccellini è bastato uno squarcio di azzurro nel blu per capire che la notte era finita e iniziare a cantare. Abbiamo svegliato papà e l’abbiamo accompagnato al lavoro.

Dicono che a tre anni si diventi esseri sociali, ma questo è anche un periodo in cui dovremmo spiare le settimane giorno per giorno e vedere quanto è grande l’emozione: è il momento della vita in cui si inizia a percepire il Tempo e il tempo è distacco, frattura nella continuità della linea ininterrotta d’amore che ci unisce a chi amiamo e ci ama.

Percepire il tempo è iniziare a comprendere il senso delle pause e dell’attesa. Il tempo è distacco, frattura nella continuità della linea d’amore che ci unisce a chi amiamo e ci ama

Con i papà a volte è litigi e a lui non voglio bene. Scava, scava, vai a vedere che è un’emozione immensa: un amore così grande che non si può contenere e allora si nega. Scava scava, si scopre che 〰️ io sono molto triste quando papà è al lavoro, sono felice quando torna.

〰️Torni?
Sì che torno. Presto

La possibilità del non tornare è la grande paura dei tre anni ma in fondo è un timore che ci segue tutta la vita, quando impariamo che il tempo dentro ha lo spazio vuoto che ci separa da chi amiamo.

E allora ci vuole il tempo per sentire anche la tristezza e l’insicurezza, il tempo per stare svegli e aspettare e poi accompagnare i papà che vanno al lavoro e abbracciarli forte e piangere un po’. E poi ci vogliono gli abbracci che consolano e addormentarsi naso contro naso, respiro dentro respiro. Il tempo di cucire E invece di MA.

Perché non dovremmo avere fretta di fargliela passare e abituarsi a stare soli. Madri gatto e madri di qualsiasi provenienza in Natura non hanno fretta, sanno che per diventare cacciatori solitari bisogna prima cacciare e giocare insieme; prima di essere indipendenti c’è la dipendenza, e imparare la vita poco a poco: insieme, accompagnando. Da quando siamo stati sommersi da questa smania per l’autonomia? Ne siamo così ossessionati che finiamo per dimenticare che all’inizio dell’esistenza essere cullati è una necessità fisiologica, un bisogno del corpo e dell’anima. Ce ne priviamo anche noi stessi di questa fase, salvo poi prolungarla e tenere questa mancanza in gola per una vita intera, quando da tempo invece, le madri gatto e tutte le altre, dopo essere rimaste a fianco ai loro piccoli giorno e notte, li hanno gradualmente accompagnati nel mondo, ad avanzare sulle loro gambe con forza e tenacia.

Accompagnare nel mondo è un processo che si sviluppa gradualmente, passo dopo passo, conquistando l’equilibrio necessario per stare in piedi con le proprie forze

Non si superano le mancanze convincendo che ce la puoi fare. Ce la faremo comunque, perché così è la forza della vita. La mancanza si supera cucendo insieme i buchi con un filo lungo lungo che si chiama amore.

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