Imparare a sognare. O a desiderare? Anzi, a pregare

Chiedi e ti sarà dato

I desideri che nascono da un sentimento di mancanza hanno meno probabilità di avverarsi, come la senti questa frase mentre la leggi? Ci rifletto da qualche giorno su questo pensiero che non è mio ma appartiene a una saggezza antica. Dentro c’è un segreto, una consapevolezza che continuamente ci sfugge di mano come a sfuggirci è la meccanica dei desideri, su cui mai potremo dire di saperne abbastanza. Eppure, del perché la mancanza non aiuti la realizzazione dei desideri è una cosa su cui meditare e, attenzione, qui non sta scritto che i desideri non nascano da mancanze bensì il sentimento della mancanza, ecco il punto.

Il desiderio è figlio della mancanza, lo scrisse il filosofo Schopenhauer e una fila d’altri. Forse a dirlo è la parola stessa: “desiderio” che in quella distanza fra noi e le stelle, fra il presente e il domani, ci dice quanto ci sia da lavorare, e camminare, nel viaggio che ci separa dai nostri sogni, fra ciò che abbiamo (e siamo) e ciò che ancora non abbiamo né siamo: dentro quel viaggio, del desiderio, c’è, come indica l’etimologia, la tenacia di fissare l’obiettivo e al tempo stesso la lontananza dalla stesso. Desiderare apre la porta a un viaggio: dentro, la separazione.

Ci sentiamo separati, fra quello che abbiamo e quello che vorremmo, ciò che siamo e ciò che immaginiamo di diventare o raggiungere; è la stessa dolorosa distanza fra oggi e domani, un domani che immaginiamo sempre migliore (e distante) e che nel frattempo non cambia mai. I bambini sui desideri e il desiderio hanno molto da insegnarci, forse possono aiutarci. Sì, perché per loro la distanza non esiste, come del resto non esiste la pazienza dell’attesa, né la resa.

“If you can dream it, you can do it”

Tom Fitzgerald

Il desiderio è verso ciò che non c’è, un bambino lo sa e allora dice “Voglio! Lo voglio!”. La differenza fra noi e un bambino è che probabilmente per lui sarà ininfluente l’esserci o no: è solo una questione di tempo e per un bambino, il cui senso delle scadenze e dei confini temporali è altrettanto mobile, sarà tanto più sfumata anche l’attesa. Per noi invece il tempo acquista una distanza siderale e insieme all’attesa l’ostacolo dell’impossibilità.

All’inizio della vita non conoscevamo il senso dell’impossibilità poi lo abbiamo imparato. Ci abbiamo messo del tempo, poi lo abbiamo capito, più o meno lentamente a seconda della vita e della personalità. Babbo Natale non esiste, il lavoro che sognavi ha cozzato contro le bollette; a questo si aggiungono tutte le convinzioni con cui siamo venuti a contatto e che volenti o no ci hanno impregnato il tessuto delle giornate: non si può vivere senza lavorare, per esempio; il denaro è importante, o viceversa, fa schifo; bisogna guadagnarsi le cose; essere creativi vuol dire avere un progetto di successo…. e cose così.

L’emozione che ogni desiderio porta con sé

Il desiderio nasce dalla mancanza sì, ma per un bambino non c’è mancanza: c’è la voglia, genuina e intensa, di quella cosa di cui noi avvertiamo spesso la dolorosa impossibilità. Così è più chiaro, vero? Ogni desiderio segna l’inizio di un viaggio. Ogni stella cadente a cui affidiamo un desiderio leghiamo a doppio filo una speranza: un cuore in tumulto: mentre lo diciamo il cuore batte più forte perché la vediamo già, l’immagine del domani. L’etimologia della parola “sogno”ci riconduce a questo filo: un’immagine. O meglio, le immagini che incontriamo quando abbandoniamo il controllo cosciente per entrare nell’incosciente, nel sonno. Sonno e sogno molto hanno in comune tanto che in certe lingue come lo spagnolo usano perfino le stesse parole: sueño.

Dentro il desiderio si nasconde un sogno, un’immagine che ci portiamo nel cuore e che il cuore lo lancia avanti, verso il futuro, verso ciò che ancora non è. In fondo, è questo che ci fanno fare i sogni: almeno per un attimo scambiano il presente con il futuro, un gioco di prestigio fra tempi diversi. Poi si tratta di continuare quel viaggio. Perché in fondo il sogno è anche questo, ci dà la possibilità di tornare indietro, di tornare nella realtà. Non è facile vivere di sogni, vivere nel sogno, e allora si torna indietro, per tanti motivi. Per l’affitto, per il compromesso, per sentirci più integrati: per ciò che crediamo sia possibile e ciò che crediamo non lo sia.

“Un alleato è un potere capace di portare l’uomo oltre i confini del sé”… “Dopo che abbiamo varcato una certa soglia è la natura stessa dell’infinito a porre un progetto davanti a noi”

Carlos Castaneda

La preghiera

Pensa a quello che è importante. Perché quello che è importante fa battere il cuore. Se il cuore batte quando qualcosa preoccupa e fa sedere a terra con il sentimento della tristezza e dello sconforto in gola, batte anche quando osserviamo quello che ci ha reso felici nella giornata, grati e pieni di fiducia. Allora succede che voglio girare il collo e vederlo quello che anche solo per un attimo mi ha fatto sorridere. Accorgermi ogni giorno di quello che rende magica l’esistenza forse sarà la prima delle rivoluzioni: il potere della meraviglia inizia quando lo sguardo sulle cose diventa più ricco di puro stupore.

Sembra che “preghiera” sia connesso all’aggettivo precarius: ottenere con preghiera, con insistenza; è grazie all’insistenza se all’inizio della nostra vita ci siamo “impuntati” su alcuni dei desideri che abbiamo considerato i più grandi e importanti della vita. Poi siamo diventati educati ed educate, ragionevoli, con i piedi per terra. Ma i sogni non hanno i piedi per terra, non sono ragionevoli.

In tante culture del mondo, in tanti tempi diversi della storia si è pregato alzando le braccia al cielo e sdraiando il corpo per terra: quando sto in piedi apro le braccia e la mente verso un cielo più infinito di me, quando mi sdraio mi rifugio in una terra che mi dà una forza più grande della mia. In piedi, mi attivo. Con il corpo sdraiato, mi arrendo. Azione e riposo, andare e aspettare, prendere e dare. Come un’onda, anche nel desiderare siamo movimento.

“Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini solo per raccogliere la legna e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito”

Antoine De Saint-Exupéry

Fiducia. Dentro la preghiera c’è la fiducia; anche dentro il cuore del sognatore c’è, anche nel desiderio: ciò che ci trascina fuori dal pantano è questa forza straordinaria in qualcosa di più grande che non ci sappiamo nemmeno spiegare, o che ci diciamo in mille lingue e modi diversi, qualcosa che ci porta fuori da noi e dalla realtà del già dato per farci assaggiare l’infinito.

La fede incrollabile smuove le montagne, racconta una saggezza antica. Ogni desiderio può essere esaudito, ma il problema dell’essere umano è che… cambia spesso idea, ricorda un altro proverbio del tempo che fu. Forse interrogarsi sui nostri desideri significa questo: scendere in profondità e arrivare in quel posto del cuore dove vivono i sogni dei bambini e delle bambine che siamo stati, i desideri che nutrono la nostra felicità e il nostro sentirci integrati con la vita: la preghiera dell’anima che ci ricorda di vivere per l’infinito.

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