A fotterci è sempre l’aspettativa

A fotterci è da sempre l’aspettativa. Aspettativa si coniuga in millemila righe scritte diverse che se guardi bene hanno qualcosa di uguale che torna.

Aspettatica è quella che avevano da piccoli su di noi e lo sguardo di attesa che tu ti trovi ad avere sul lavoro, i compagni di vita, i figli. Aspettativa è la vita che immagini quando dici sì davanti all’altare e che poi fatta così, esattamente come l’avevi pensata, rimarrà solo nelle fotografie incorniciate di quel giorno fuori dalla realtà. Aspettativa è l’attesa dei primi passi e delle scoperte dei figli che oggi fra corsi di inglese, sport e musica sono stressati ancora prima di sapere cos’è lo stress e diciamo tutti che ognuno ha i suoi doni e i suoi talenti, ma nel frattempo in questa nostra società delle opportunità da cogliere per forza non aspettiamo altro che di vedere quale sia, questo talento. E sarà lo stesso processo che avrà fatto soffrire noi -il processo dell’attesa e la stasi che ha dentro – qualcuno che aspetta dei risultati e sta lì a osservare con la faccia che dice “adesso dimostrami che sai fare”. La facciamo mille volte quella faccia lì, adesso dimostrami che sai fare. Lo diciamo agli altri e a noi stessi.

E ci impegniamo, oh quanto ci impegniamo. È da tutta la vita che ci impegniamo. Del resto ci hanno insegnato così: bisogna impegnarsi, nulla accade senza impegno. E allora diventiamo guerrieri se ci capita un cancro; ci definiamo imprenditori e imprenditrici di noi stessi per darci coraggio e inventarci un lavoro in questo mondo dove farsi spazio un po’ sgomitando e un po’ supplicando. Mangiamo cose che crediamo migliori e cerchiamo le opportunità migliori in attesa che sbocci il talento nostro e dei figli. L’aspettativa è quel pensiero che ti fa piegare e stirare il presente fino a quando non prende la piega del futuro che immagini tu.

Ecco perché ci fotte. Perché l’aspettativa distorce la realtà. In lingua spagnola c’è una sovrapposizione che in italiano non esiste; riguarda il verbo “esperar”. Esperar significa sia “attendere”, sia “sperare”. Io la trovo un’incredibile trovata linguistica. In effetti quando attendi speri che quello che attendi sia in arrivo e del resto sperare significa essere in attesa di qualcosa che vorresti si realizzasse.

No. I vecchi molto vecchi – e con vecchi dico una parola bellissima, vecchio come un albero antico e non anziano – insieme ai bambini abbastanza piccoli da non avere ancora il calendario scolastico in testa sanno una verità semplice e meravigliosa. Il potere dell’ADESSO. Solo nell’ adesso abbiamo e troviamo il nostro potere. La vita è adesso. Lo stupore accade solo adesso. Vieni, ti dicono i bambini, vieni adesso! Anche la vita e la morte sono adesso, non prima e non dopo. Il momento è sempre nel qui e ora. Non si può certo dire alla vita, né alla morte, “mi dispiace ripassa più tardi”. Il tempo dell’universo è in un istante, e in ogni singolo momento che viviamo può accadere davvero di tutto: questa è la vera magia della vita.

È così che si sgretola l’aspettativa. Come un vecchio edificio crolla su se stessa quando ci accorgiamo che lei va sempre al momento dopo, il giorno dopo, l’anno dopo. Ma noi siamo vivi adesso, i bambini lo sanno e i vecchi molto vecchi sanno che già arrivare a stasera è un miracolo. In fondo tutta l’arte della meditazione si appoggia su questo, l’adesso. Basta osservare un vecchio e un bambino per ricordarlo; peccato che se ne incontrino sempre meno per caso, viviamo in posti dove ogni famiglia si vive i suoi anziani e i suoi bambini, senza realizzare che per millenni siamo cresciuti frequentando gente di età diversa perché abbiamo bisogno di imparare da tutto e da tutti, soprattutto da ciò che è diverso e questo è un ottimo motivo per cui vecchi e bambini insieme stanno benissimo.

E allora, se smettiamo di vivere la vita con aspettativa forse accadrà di iniziare a vivere con gratitudine. Perché a dire grazie forse non si impara, semplicemente si sente: accade quando iniziamo a vivere con lo stupore della meraviglia.

Tutto può diventare infinito stupore quando niente è scontato. È così: niente è scontato, questa è la lezione dell’esistenza, ogni giorno. Solo che fra bollette, corsi e orari incastrati ce lo perdiamo; i sopravvissuti se lo ricordano bene, invece. E allora facciamoci caso, che sopravvissuti in fondo lo siamo tutti, costantemente.

Siamo qui, siamo adesso: “siamo avventurieri!” mi ricorda ogni tanto un certo viaggiatore intergalattico. E se vivi davvero l’avventura allora non sai che lavoro farai o che casa abiterai, non sai se avrai voglia di imparare a cucinare o a giocare a scacchi, non sai quando ti verrà voglia di imparare a disegnare o piantare un albero. Non sai quali saranno i tuoi sogni di domani: sai quali semi stai piantando adesso, quali sogni stai guardando ora, sai su quale strada stai camminando in questo momento, sai quale orizzonte osservi, sai che cosa ti incanta ora, sai che cosa ti chiama in questo istante della vita. Ed è tutta l’incredibile bellezza racchiusa dentro questi momenti imperfetti e apparentemente casuali quello a cui dobbiamo imparare a fare attenzione. Ed esserne grati.