365 giorni in giro per il mondo: piccole storie dalla storia dei giorni per crescere umani e scoprirsi sognatori

365 giorni in giro per il mondo

Se c’è una cosa di cui sappiamo proprio poco, siamo d’accordo tutti, è dell’amore. E di come accade la magia che ci porta a esplorare mondi, varcare soglie, esplorare orizzonti, trovare nuovi mondi, scongiurare universi, mescolare forme, non arrenderci all’evidenza, raccontarci ancora. Dietro c’è la passione. La passione dell’amore, l’entusiasmo: lo chiamano ikigai in Giappone, quello che ci mantiene ancora in vita, anche per oggi. Possiamo chiamarlo in mille modi diversi: non cambierebbe la sua essenza; è il sangue nelle arterie, ossigeno vitale, linfa sacra.

Attraverso le storie gettiamo semi e cresciamo umani, un po’ più umani, e attenzione, non in quanto bipedi, c’è un grosso malinteso sull’umanità. L’umano a volte si nasconde bene sotto peli e mantelli e ruvide zampe, ma in fondo ha a che fare con lo stare, il ritmo nel nostro mondo fra le onde della vita, il modo in cui ci guardiamo e guardiamo gli altri.

C’è sempre qualcuno convinto che il periodo più felice dell’ esistenza sia stato quelo in cui eravamo piccoli, molto piccoli. Ma non lo ricordiamo. Ci mettiamo tutta la vita a ritornare lì e ripartire col senno di poi. Non ci siamo mai più mossi da lì, in fondo. Ci mettiamo una vita intera a tornare a essere ciò che siamo sempre stati. È che non lo ricordiamo.

Siamo tutti viaggiatori intergalattici, arrivati qui da chissà dove, su questo pianeta, una biglia azzurra che viaggia nel vuoto e non sta mai ferma, come il nostro cuore, appeso al miracolo di un segreto elettrico che lancia impulsi e si rigenera, a ogni sospiro. E noi con lui.

Ce ne andremo, non sappiamo quando ma sappiamo già che il viaggio qui ha una fine. Non ricordiamo come e quando siamo arrivati, ce lo hanno raccontato altri. Di questo viaggiare, invece, e del suo destino finale ci ricordiamo ogni giorno, se non vogliamo fingere di dimenticare.

Viaggiamo attraverso lo spazio, eppure non siamo altro che viaggiatori del tempo. Andiamo alla scoperta della geografia di ciò che siamo stati e cercando, scavando fra le strade perdute, gli errori e la bellezza, con lo sguardo verso l’orizzonte di domani, è così che ci scopriamo sognatori.

sognatori, una parola bellissima. Abbiamo bisogno di scoprirci sognatori perché il mondo ha bisogno di poesia, bellezza, giustizia, misericordia. La vita ne ha bisogno. Per crescere abbiamo bisogno di immaginazione. E di immaginarci.

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