Il tempo dell’attesa

Attesa, è il tempo che crediamo immobile. Durante l’attesa si sta fermi

pensiamo

immobili, come lucertole al sole. Il tempo dell’attesa, invece,
ha il coraggio dell’autunno
quando la luce cala e
nei campi si taglia la terra con la lama del vomere
il momento dell’aratura
falce che taglia e prepara nuove nascite

nelle ferite entrerà la pioggia che lava,
lacrime e acqua fresca
neve, ghiaccio

al buio
matura
l’attesa

in spagnolo si dice
“esperar”
attendere
sperare.
Sì, espero:
attendo
spero.

Mentre attendo spero.
Sperando, attendo.
E nel tempo dell’attesa trasformo
il presente in futuro

Viaggiare fra i ricordi

Ci vuole gentilezza, quando si tratta di viaggiare fra i ricordi.

Troverai cose che ti faranno ridere e altre per cui ritorneranno le lacrime,
le stesse emozioni di allora. Intatte, perché
il cuore non cambia

il tempo del cuore vive l’istante

ci vuole pazienza per te, un caldo abbraccio
comprensione

troverai schegge di frammenti,
puoi rimetterli insieme oppure solo guardarli

troverai
vecchi scontrini
contratti di lavoro
bollette ormai dimenticate
indirizzi di casa e chiavi di cui si sono perse le serrature
ricerche fatte,
appunti scoloriti

troverai progetti che non hai realizzato e
sogni ancora da inseguire

Dieci mesi di vita

Il tempo si misura in giorni.
O forse in sonnellini: ogni volta che
ti svegli
hai uno sguardo nuovo sul mondo.

Questa è la settimana del “me me me”
indichi tutto e lo ripeti:
me! me! me!

me come meraviglia
ogni nuovo oggetto
un puro atto di stupore

osservi

incantato

ami da sempre il soffitto
a testa in su
allunghi le braccia
nel vuoto
urli
eccitato

i pesci di ceramica colorata e
quelli di legno, le farfalle attaccate
filo di cotone ormai ingarbugliato
le cose appese,
la lampada che di sera crea grandi ombre

meraviglia

domenica 21 febbraio
ti sei svegliato con la punta bianco luccicante di
un nuovo dente, incisivo sinistro.
Messo sul water l’hai guardato perplesso ma solo per un attimo-
E poi, adesso ogni volta tiriamo lo sciacquone
(e facciamo una corsa per arrivare in tempo)

Dieci mesi fra dieci giorni
martedì 9 marzo ti svegli con un dente in più
il quarto, incisivo destro.
Adesso hai ben quattro denti
puoi afferrare la vita a morsi. Oggi, 9 marzo
un anno fa inziava il lockdown

nel frattempo voi, i pandemic boys
da un’idea vi siete trasformati in realtà
siete nati e ora gattonate
alla scoperta del mondo,
abituati a chi vi sorride in mascherina

e mentre il mondo ancora si preoccupa e corre affannato
la primavera spunta
affacciandosi
timida
fra violette e primule
nei prati umidi e proibiti

Ritorno

Odore di casa,
la porta d’ingresso che si spalanca sul corridoio troppo buio.
Generazioni di giovani ragni negli angoli più impensati.
L’arrivo nella sera, le luci di nuovo accese
acqua che bolle, una manciata di sale e il profumo di
olio umbro, aglio che sfrigola, peperoncino fresco non ancora seccato:
nel vaso di vetro sulla mensola della cucina
spaghetti in attesa di
tuffarsi.

Avanti e indietro, la spola
dal baule aperto all’ingresso, smistamento
di pacchi, zaini ancora chiusi, sacchetti
oggetti accumulati in viaggio.
Un barattolo di petali di rosa in gelatina dalla Provenza,
la bottiglia di vetro tonda con la fascetta blu e gialla Ricard che ci piaceva tanto
un regalo del barista del bistrot di Digione con il sorriso simpatico dietro gli occhiali,
i sacchi a pelo da lavare e ritirare, il borsone con i vestiti e quelli sparsi
i giornali presi qua e là per farsi un’idea della vita che attraversi,
che quando ti capita di passare in una nuova città ti chiedi
chissà qui che si fa, dove si va, cosa succede.
Un mazzolino di rose prese da una vigna e messe a seccare,
Il cane che aspetta che la sua ciotola sia di nuovo al solito posto.
La menta strappata e infilata con le radici in una bottiglia di plastica,
trasportata per tutto il viaggio
mentre diffonde il suo aroma forte:
domani la pianterò in giardino.

7 mesi e un giorno

Come pane e marmellata,
tu che dormi disteso dal mio collo all’ombelico
pancia su pancia, i nostri respiri
sono
ritmo di vita nel tempo eterno della notte di luna. Fuori,
rintocchi di campane e il solito barbagianni, fra i rami del noce. Mese dopo mese, le foglie
verdi
si tingono
al tramonto.
Albero nudo,
pelle sulla pelle,
mese dopo mese,
l’impronta calda dei tuoi pied
adesso si appoggia alle cosce.
Ci ascoltiamo respirare,
tu dormi, io ti guardo
La tua testolina dorata e lo sguardo assorto, corrucciato come la prima volta che ti ho visto
Attimo prezioso,
indelebile
il tuo odore
profumo di latte e velluto morbido
il collo, le pieghe
dove ti faccio il solletico
con la punta del naso.
Non dimenticherai mai
quando in una mano sta tutta la sua schiena,
il vicino Roberto e noi sull’aia al sole,
appena arrivati dall’ospedale.
Adesso non è più estate, fuori
la neve e tu
manciate di centimetri e sorrisi in più.

Sai ridere adesso,
soprattutto quando ti sbuffo sulla pancia.

Rotoli su un fianco e dormi così,
in mezzo fra me e papà, l’indipendenza è una conquista
a poco a poco,
Titti e poi ti giri e gli sorridi. Le prime sere insieme alla stessa ora non riuscivi a dormire, eccitazione. Ogni mattina
ti svegli, gli batti con la mano sulla schiena e vai alla finestra
a guardare il mondo, come un piccolo vecchierello
dalle gambe incerte e il passo coraggioso sempre più sicuro.

9 mesi

Nove mesi oggi,
l’ombra di un dentino
sotto la gengiva che in paio di giorni si è gonfiata e ha un aspetto diverso,
aspettiamo questo incisivo
vicino, sempre più vicino.

Ora ti infili dentro a una sedia,
dappertutto,
sali sui tuoi giochi per
raggiungere posti irraggiungibili.
Bauli, un mondo da scoprire.

Ogni mattina
ti svegli e ti affacci alla finestrella
a guardare il mondo.
Adesso che abbiamo spostato il letto
ne hai due di finestrelle
da cui guardare il mondo
e allora
ti arrampichi sul mio collo,
mi scavalchi
in piedi sui cuscini colorati
fai uuu uuuuuuu
e con la piccola mano
pulisci il vetro dall’umidità della notte.

Nove mesi oggi che sei nato,
ancora una volta
con la memoria
cammino in quei corridoi
percorro quei momenti
di un mese più lontani.

All’improvviso,
in un paio di giorni
hai imparato a afferrare
con precisione
prendi dal piccolo piano del
tuo seggiolino azzurro
cubetti di pane e prosciutto a dadini,
più prosciutto che pane
scegli

sei un gatto.
Più di tutto, ami:
i fili di luci
– ne abbiamo uno solo per te sul letto,
lo agitiamo per chiamarti e
tu arrivi –
le scatole
svuotare i cassetti
aprire e chiudere le ante
ti eserciti molto
e poi svuotare gli armadi dei vestiti,
quando ti bacio sotto i piedi e
ridi forte.
Dormire sul cuore,
sempre

hai imparato a infilare le mani nelle porte e
aprirle.
Non ti senti ancora pronto
per scendere le scale.
Sempre più diritto
resisti in pieni,
con una mano sola
in bilico nel vuoto