In Giappone esistono i dagashi 駄菓子 nome che per inciso è anche quello di un manga. Nei negozi di dagashi si vendono minuscoli dolcetti e caramelline colorate da comprare per qualche centesimo. Stanno in un cestino per la spesa piccolo così e le pareti delle corsie di questi per noi bizzarri e coloratissimi market fanno girare la testa, perché sono tutto colore, tutte scrittine indecifrabili e bustine dall’aria sconosciuta, tutti disegni e faccine che non sai bene quale sceglierai. Sembra che la parola “dagashi” derivi da “da”, futile, e “kashi”, spuntino, cibo economico.

Ecco, “futile”: è una di quelle parole che dovremmo imparare a (ri)valutare. Dal latino, “FÚTILEM” è ciò “che lascia versare”. Lasciar versare, FUTÍRE: futis è il vaso per l’acqua, fons la fonte. Nell’antica Roma i futilia erano i vasi con il fondo a punta e la bocca larga utilizzati per il culto di Vesta; si chiamavano così perché durante il culto l’acqua, sacra, doveva essere conservata, non bisogna farla cadere o spargerla a terra. Vesta, la dea del focolare, che nella Grecia antica era Estia, sorella maggiore di Zeus: corteggiata da tanti, decide di restare sola e sola amministra il focolare di casa. Il suo attributo è il fuoco. Una dea dimenticata che vive, sotterranea, in tutti i popoli del mondo. Di lei scriveva il poeta Ovidio nei Fasti.

“Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta,
ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue.
Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio
e Vesta non ha nessuna effige, come non ne ha neppure il fuoco”

Nel primo giorno dell’anno si portava al tempio una fiaccola e il fuoco veniva acceso come ogni giorno veniva acceso in ogni casa, ri-acceso, proprio come l’anno che ri-inizia. Le vestali, che erano bambine e ragazzine scelte nella Roma patrizia, si svegliavano all’alba e durante la notte per non lasciar mai spegnere il fuoco. Erano loro a reggere i futilia e la sua forma ci ricorda forse proprio l’opposto: dal fuoco all’acqua la misura è quanto decidiamo di far passare, quanto lasciamo e quanto ci lasciamo andare e versare. E attenzione, che ciò che versiamo sia tempo ben versato.

In questo sta anche il senso del valutare e ri-valutare il futile. C’è una magia bellissima nel lasciar andare, nel diffondere senza l’ansia che contraddistingue noi di questo mondo che calcola incessantemente. Lasciar andare senza pensiero. Al tempo stesso, come un’onda che va e viene, c’è anche l’attenzione, la stessa che ci apre gli occhi e desta la coscienza: l’attenzione per le cose importanti, per ciò che va versato e ciò che no. L’attenzione per gli equilibri e i momenti da salvare, l’attenzione che distingue e ci mette all’erta.

Creare il mondo dal nulla è l’attenzione per le briciole, le piccole cose futili che costano niente e fanno felici
le gocce d’acqua che non vanno versate,
l’attenzione per il momento, ogni attimo prezioso per
ciò che porta, se solo osiamo guardarlo

Che si sa, niente è prezioso quanto il fuoco e l’acqua,
che hanno scritto la storia dell’umanità:
nemici e amanti, insieme.

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