Mi perdo nella geografia del mondo,
esploratore in questo vasto spazio,
una biglia azzurra e bianca
che ruota nel vuoto nell’universo,
la terra.

In fondo non sono che
un viaggiatore del tempo.

Collezioniamo istanti,
frammenti di una memoria che all’improvviso si fa
presente.
All’incrocio fra passato e futuro
ci ritroviamo in un attimo,
l’istante prezioso in cui
lo so,
sono
viv*
adesso

Il filo del tempo

Dipaniamo il filo della vita attraverso i territori del mondo e della nostra anima: la geografia diventa traccia dove si scrive, stagione dopo stagione, la storia del nostro cambiamento. Nell’antica Grecia le tre Moire, le Parche della mitologia romana, figlie della Notte, tessevano il filo del destino, deciso per ogni essere umano al momento della nascita e che nemmeno gli dei potevano cambiare. Nella tela della vita Cloto regge il filo dei giorni e Làchesi lo avvolge al fuso: quando sarà il momento Atropo impugnerà le forbici per tagliarlo, inesorabile.

Molti chilometri più in là, nelle terre nordiche della Scandinavia le Norne erano tre fanciulle, ancora una volta tre: norna, “colei che bisbiglia”, racconta l’etimologia della parola. Vivevano presso l’Urðabrunnr, il Pozzo di Urd, e ogni giorno con l’acqua sacra di questa sorgente bagnavano l’albero cosmico, Yggdrasill, le cui radici affondano fino al centro della terra e i cui rami reggono il cielo.

Ogni vita, un filo:
nessuno può deciderne la lunghezza.
Inizio e fine, la sua lunghezza
srotola il senso dei giorni dell’esistenza
fino alla fine, taglio, segno
del nodo con la vita che si scioglie,
libero di volare nell’infinito

La mitologia dei Celti racconta che l’eroe se va, sulla sua barca di pietra, concludendo la sua esistenza verso l’orizzonte senza fine: capo Finisterre. Il promontorio sull’Oceano Atlantico, che da secoli è il punto d’arrivo del Cammino di Santiago di Compostela, un tempo segnava un confine: frontiera del mondo e del tempo. Ancora più indietro nei secoli, su queste rocce di granito che si tuffano nell’immenso blu i popoli antichi celebravano il Sole. Ancora oggi, sulla croce di Cabo Fisterra i pellegrini lasciano una pietra a ricordo del viaggio compiuto.

Il cammino è fatto dal nostro andare,
passo dopo passo.
Attraversiamo il mondo
tessendo il filo dei nostri giorni
km di spago,
duro e legnoso, capace di tagliare le mani
colorato e morbido nei giorni illuminati dal sole
logorato dalla fatica, cucito insieme ad altri
solo nel suo viaggio,
inizio e fine
racchiuso nel mistero

filo-etimologia

Siamo noi le mappe, siamo storie nella Storia

Legati alla vita con un respiro, il primo, slegati dall’ultimo, in-spiro ex-piro: il movimento incessante dell’aria che entra ed esce segna il ritmo del mio cuore e del mio andare. Quando pronuncio la parola filo mi torna in mente il suono della parola greca, ϕιλο, da ϕιλέω «amare». Sul filo di ciò che amiamo e delle nostre affinità viaggiamo attraverso le strade dell’esistenza, lasciando una traccia nello spazio e nel tempo.

Destino,
il taglio del filo del tempo.
Destino, buffa coincidenza delle lingue…
Destino quello della vita di ognuno di noi e
destino, la destinazione del viaggio.
Destino di un treno, l’ultima fermata.
Dove stiamo andando?

Vivere il momento

Vivere il momento è imparare a fermarsi. Assaporare, osservare. A volte chiudere gli occhi e farsi trascinare da una storia. Ascoltare, assaggiare. Decidere di avere tempo, una scommessa coraggiosa in un mondo dove tutti hanno fretta.

vivere-il-momento

Solcare
le onde dell’infinito
il coraggio
di abbandonare l’ormeggio sicuro
imprimendo alla superficie delle cose
la traccia del nostro andare

 

 

La Biblioteca del Tempo nasce come collezione di istanti.
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