Sassofonista, Stan Getz è stato uno dei musicisti più celebri al mondo, interprete di musica jazz e protagonista della nascita del jazz samba.

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Il suo cognome porta il vento lontano di Paesi al di là dell’oceano: Stan Getz, o meglio Stanley Gayetsky nasce a Philly, Philadelphia, nello stato della Pennsylvania, il 2 febbraio 1927 da genitori ebrei ucraini. Cresce, povero, nel Bronx e trova il suo primo ingaggio nel dicembre 1942. Ha solo sedici anni, ma suona già come professionista per Big T, il trombonista e cantante jazz Weldon Leo “Jack” Teagarden, che morirà in un motel di New Orleans dopo aver suonato al The Dream Room per l’ultima volta nella sua vita, un’esistenza intera vissuta per la musica. Nel 1944 suona con il pianista e compositore Stan Kenton: guadagna 125 dollari alla settimana, parte dei quali inizia a essere spesa in eroina.

Un giorno a Seattle entra in un drugstore, situato di fronte all’hotel in cui erano alloggiati per il tour. Fingendo di avere una pistola sotto al cappotto, minaccia la donna che si trova dietro al balcone, Mary Brewster, la quale sussurra al cliente in fila “rapina”. La volante arriverà presto, ma nel frattempo Stan scappa dall’altra parte della strada. Per telefono dirà: “Sono veramente spiacente per la cosa folle che ho fatto. Non avevo mai fatto una cosa simile prima d’ora, non sono un rapinatore, sono una persona perbene. Mi costituirò spontaneamente mercoledì”. Chiuso nella sua stanza d’albergo tenta di suicidarsi con una confezione di barbiturici, verrà salvato dalla polizia che bussa alla sua porta per cercarlo dopo il tentativo di rapina. Al notiziario della sera la sua faccia tirata e atterrita prima della corsa in ospedale con la tracheotomia che gli salva la vita. Non ci sono giustificazioni, è ora che tu cresca, dirà il giudice al processo dove il musicista verrà condannato a sei mesi di prigione e tre anni di libertà vigilata.

Corroso dall’eroina e dall’uso di barbiturici che durante i concerti mescolava all’alcool per evitare gli effetti dell’astinenza, Stan Getz fuggirà dagli Stati Uniti verso la Danimarca. Nella sua esistenza vive luce ed ombra: è acclamato come miglior sassofonista dalle riviste specializzate, salvo poi trascorrere lunghe nottate solitarie in locali semi vuoti. Eppure certe vite sono così, capaci di vivere la vocazione in maniera totale e forse è la passione stessa ad accompagnare i più coraggiosi sull’orlo di un abisso su cui pochi accetterebbero di sporgersi.

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Negli anni sessanta entra in circolo nel suo sangue di jazzista la stagione della bossa nova, fatta di ritmi trascinanti e capace di portare dal Brasile tutto il calore della tradizione del samba. Stan Getz incontra il chitarrista e cantante João Gilberto Prado Pereira de Oliveira, meglio noto con il nome d’arte João Gilberto. Il disco Jazz Samba registrato insieme a Washington è considerato uno degli album jazz più venduti di sempre e il singolo Desafinado varrà a Getz il Grammy for Best Instrumental Jazz Performance nel 1963. Un successo che dopo qualche anno verrà superato da Garota de Ipanema di Jobim e de Moraes: a cantarla nella celebre versione inglese The Girl From Ipanema Astrud Gilberto, casalinga, che quel giorno accompagna il marito per fargli da interprete. Quando si dice il caso…

Stan Getz muore a Malibù, in California, il 6 giugno 1991 per un cancro al fegato. Al mondo lascia in eredità tutta la sua musica: ogni nota una vibrazione nata dal sangue, fino all’ultimo respiro tenendo per mano la vita e la morte, luce e ombra, per trasmettere una passione totale capace di far vibrare l’anima al di là del tempo.

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