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Il libro di Maurice Maeterlinck, Premio Nobel per la Letteratura nel 1911, poeta e drammaturgo, noto come La vie des abeilles, La vita delle api, viene pubblicato nel 1901. A questo seguiranno La vita delle termiti, del 1926, basato (copiato? secondo alcuni) dallo scienziato sudafricano Eugène Marais e La vita delle formiche, 1930. È un successo immediato.

Api operaie e api guerriere, una regina, la città in miniatura dell’alveare: quello narrato è il complesso spettacolo di un mondo intero che va in scena con la sua complessa e mistica ritualità, immerso in una scenografia di colori e profumi, inebriante e dinamica, profondamente sconosciuto nella sua sottile perfezione. Fino al Settecento si credeva che ci fosse un re a capo delle api, invece questo è un esempio di società matriarcale.

La nascita dell’apicoltura

10mila anni fa, nel 9000 a.C, una mano sconosciuta ha inciso sulla roccia delle Cuevas de la Araña quella che sarà considerata la prima testimonianza nella storia della raccolta di miele. L’inizio dell’arte misteriosa che nei secoli diventerà l’apicoltura è un’attività di cui non conosciamo l’origine: nata insieme all’uomo, già nella cultura della Grecia arcarca e, prima ancora, fra gli Egizi se ne parla.

Nella Cuevas de la Araña, la grotta del ragno, un essere umano sembra infilare un braccio in un favo, mentre le api volano intorno. È il più antico frammento di storia delle api giunto fino a noi.

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In Africa la tradizione insegnava al cacciatore di miele a mettersi sulle tracce dell’Indicator Indicator, un piccolo uccello scuro noto come indicatore golanera, diffuso nell’Africa subsahariana, ghiotto di larve. L’indicatore ci conduce ai nidi delle api selvatiche, spesso appesi fra i rami di un albero, nella fitta trama della vegetazione.

Non sappiamo quando iniziano ad essere utilizzate le arnie. Attraverso il lavoro di scavo l’archeologia ci racconta di tracce che risalgono ad almeno tre-quattromila anni fa. Questa è la datazione attribuita alle arnie trovate nell’antica città di Tel Rehov, in Palestina, dove sono state scoperte 30 arnie posizionate in fila per la produzione del miele, realizzate in argilla cruda e paglia.

Il fumo simula il pericolo di incendio e al tempo stesso maschera il feromone che le api rilasciano come avvertimento nel caso di intrusi: questo metodo veniva già utilizzato nell’antico Egitto, come riportato nelle iscrizioni del tempio solare di Nyuserra Ini, dove si illustra la raccolta del miele selvatico e l’impiego del fumo, utile per avere il margine di tempo necessario, venti minuti circa, per poter avvicinarsi alle api senza essere attaccati.

Per la lavorazione del miele nel Medioevo venivano utilizzati tronchi cavi e cesti di vimini. Verso la fine del Settecento si inizia a utilizzare l’arnia nella sua concezione moderna, ovvero strutturata a livelli, con uno strato di celle per ogni livello, così da rendere più pratica l’estrazione del miele e limitare i danni nella raccolta.

Cacciatori di miele

Ancora oggi in alcune parti del mondo sopravvive la pratica di raccolta del miele selvatico. Una di queste tradizioni nasce sulle montagne dello Yunnan, fra l’etnìa Yi, una delle 56 riconosciute in Cina. Qui vivono le api selvatiche della specie Apis cerana, diffuse in Cina, Nepal, Giappone, India, Malesia, Papua Nuova Guinea e Bangladesh. Queste api, evolutesi con l’acaro Varroa destructor, sono più resistenti ad esso rispetto alle api occidentali, tuttavia oggi il loro numero è fortemente ridotto a causa dell’intensa importazione di specie provenienti dall’Occidente.

Le api selvatiche dello Yunnan, in Cina, costruiscono piccoli alveari fra le rocce o nei tronchi degli alberi, immersi nella foresta e lontano dai luoghi abitati della città. Non vengono nutrite in alcun modo dall’essere umano, che a volte sfrutta finti tronchi in modo da ricreare un habitat simile a quello offerto dalla natura. Molto resistenti al freddo e alle malattie, producono il miele dello Yunnan, profumato e denso, noto per il sentore intenso di piante medicinali e fiori selvatici. ha profumi intensi di fiori selvatici di montagna e erbe medicinali. Il suo colore è giallo intenso.

Il miele dello Yunnan viene raccolto due volte all’anno, nel periodo primaverile, fra maggio e giugno, poi in autunno, alla fine del mese di ottobre e durante i primi giorni di novembre. Secondo il metodo tradizionale si estrae tutto l’alveare dalla cavità; il nido, quindi viene distrutto: si spreme il favo, per poi filtrare il miele con una garza e versare nei barattoli.

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Api, immagini del 1885, Illustrated Dictionary of Gardening – A Practical and Scientific Encyclopedia of Horticulture, George Nicholson

Dalla Cina all’America, le tradizioni del miele

Dall’altra parte del globo un’altra delle antiche tradizioni di raccolta del miele è quella delle popolazioni indigene del Chaco. Ingrediente della chicha, delle feste e dei rituali sciamanici, il miele è altamente nutriente e per questo considerato un alimento prezioso della dieta. Con la coraggiosa vicinanza di chi vive in stretta intimità con la natura, ci si avvicina alle api a mani nude, spaccando il tronco dove si nasconde la dolce materia. Una cannetta ridotto a mo’ di penello viene utilizzata come spatola per assaggiare il miele. Le tradizioni del Chaco narrano che un tempo ci si arrampicava sugli alberi utilizzando corde e una borsa fabbricata con il capiente collo della cicogna jaburu. Con un cuneo o sfruttando le unghie di un formichiere si raschiavano i favi e il miele colava imbevendo una paletta costruita con fibre di hang, Bromelia hieronymi, fino a riempire la borsa. L’eco delle incisioni sulla roccia delle Cuevas de la Araña ritorna.

Letture consigliate sulle api

“Le api” di Rudolf Steiner
“L’ape domestica” scritto da Gaia Volpicelli e Giovanna Osellame (edizioni Arka)
Qui trovi le risorse per bambini di National Geographic sulle api
Vita delle api National Geographic

Laboratorio di studio sull’ape

La pagina Facebook MioMontessori a Lucca nasce per condividere buone pratiche e riflessioni sulla pedagogia Montessori; è stata creata da Tania Campana, maestra Montessori che lavora con i bambini da 0 a 6 anni. In occasione dell’arrivo della primavera, ha proposto un bellissimo lavoro di educazione cosmica sull’apis mellifera. Vuoi condividere l’ispirazione? L’attività “confronta e colora” è di Cocai Design, progetto per la creazione di materiali didattici e di gioco ispirati al metodo Montessori. È possibile trovare online “Ciclo di Vita di un’ape” di Safari con i modellini in resina di larve e pupe (età consigliata 4-15 anni).

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