Un giorno il maestro si presentò con una candela e spense la luce.
Non capivo.
Ci vedevo a malapena.
“Suona” mi disse. Maestro non vedo, gli risposi.

“Non devi vedere, devi sentire. Ci sono dei bravi pianisti che sono ciechi e suonano benissimo.
Devi poter suonare anche senza vedere”

Erano in una baita fra i boschi della val di Rabbi, gli anni Sessanta, quando il maestro Arturo Benedetti Michelangeli pronuncia questa parole. Un ricordo dell’allievo Carlo Maria Dominici, che il maestro metteva alla prova chiedendo di suonare lo stesso pezzo sui differenti pianoforti presenti nella stanza.
Ascoltare la vibrazione della diversità, saggiare con le dita, adeguare il passo.
Un esercizio di musica e di vita, di sensazioni.

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