Guardare le tegole di quel tetto che vedo da sempre, così da vicino che
la prospettiva è la stessa dei codarossa appoggiati sul filo.
Le gocce di pioggia che rimbalzano sulla grondaia.

Strapparsi via le sopracciglia e a volte osare cambiare quella sagoma che fa un po’ parte di noi,
così com’è
il ricordo di come mia nonna si metteva il rossetto
rosso, ogni mattina
vicino alla finestra con lo specchietto in mano

Le cose che mi danno pace,
le cose che ci danno pace…
Ogni tanto bisogna tornare a chiedersele,
sentirle sulla pelle

Un libro bello e un pomeriggio per leggerlo,
il cielo completamente opaco eppure luminescente,
a modo suo,
in una giornata grigia.
La distesa di nuvole bianche come coltri,
la coperta pesante di quelle che si usavano una volta
peso della trapunta che schiaccia e noi sotto,
fuori l’aria ghiacciata della stanza.

Camminare nella folla,
che non abbiamo bisogno dei centri commerciali per acquistare,
è che dona una strana inspiegabile pace
perdersi nella folla, su e giù
fra le scale e i piani e gli ambienti
uno di quei centri coomerciali grandi, molto grandi
percorrere il vuoto dello spazio, navigarlo
osservare le facce della folla,
fermarsi a prendere un caffè in un posto sconosciuto e
non tornarci mai più.

Il mare d’inverno,
guardare la pioggia dalla finestra.
La tempesta dietro una vetrata, in solitudine.
Piangere sotto la doccia.
Guardare le onde dall’oblò di una nave,
restare immersi nella vasca da bagno finché
l’acqua non diventa tiepida e poi aggiungerne ancora

sentire la vita che ci attraversa,
felicità, dolore anche, a volte. Malinconia

Le luci di Natale,
anche se non è Natale.
Accendere una candela nella notte,
il profumo della torta di mele. La
colazione lenta del sabato mattina,
agitare la mano di rimando a un bambino sconosciuto che saluta
in macchina al semaforo
arrivare davanti alla porta di un palazzo dove abbiamo abitato/blockquote>

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