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Salaborsa, un rifugio, un luogo per leggere, pensare e non solo: un posto per camminare, mescolarsi alla folla di una città immaginaria, che sfugge al tempo meteorologico per ritagliarsi un’ora sotto il cielo fantasioso del clima dell’anima.
Lo spazio complesso di questa biblioteca al suo interno contiene diversi luoghi, altrettanti sottoinsiemi a cui corrispondono piani differenti e sale letture, nicchie dove a essere ospitato è un lettore che è cittadino e viaggiatore.

Biblioteca Salaborsa, uno spazio in cambiamento

La biblioteca Salaborsa, inaugurata nel dicembre 2001, intreccia i suoi capitoli di vita alla storia di Palazzo d’Accursio, sede del Comune di Bologna, il quale si affaccia sul cuore della città: Piazza Maggiore. Durante la signoria dei Visconti il palazzo è una sorta di cittadella fortificata dove risiede il quartiere generale delle truppe poste a presidio della fortezza; con il cardinale spagnolo Egidio de Albornoz inizia una trasformazione dell’area. Nato a Carrascosa del Campo, nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia, Albornoz giunge in Italia nell’autunno del 1353, dopo essere stato nominato cardinale ad Avignone nel 1350, legato e vicario generale del papa. Proprio lo schema del palazzo pontificio di Avignone sarà la fonte d’ispirazione nel momento in cui acquista il complesso di 35 case sul lato nord dell’edificio che oggi conosciamo come Palazzo d’Accursio. Qui si inizia a pensare alla progettazione di un ampio giardino circondato da mura merlate e fortificate.

Nella storia dell’architettura il racconto di una città

Questo luogo, che nasce con l’anima di una fortezza, nei secoli finirà in mani diverse. Nel 1376 Bologna si ribella al Cardinal Legato e ottiene il riconoscimento della propria autonomia. Da Giovanni Bentivoglio, che nel 1401 si proclama signore della città, a Giulio II, che nel 1506 caccia i Bentivoglio, la storia di Bologna si scrive attraverso queste antiche mura e le sue famiglie: vicende di fortune alterne, storie di potere e libertà scritta con il sangue. Nel frattempo il popolo, con le sue piccole strade di commerci e botteghe, disegna la mappa di una città che ancora oggi mostra il suo spirito originario, indipendente e gaudente, nelle grandi piazze abitate dai mercati, fra palazzi immensi e le tante torri che non esistono più, memoria di una storia sparita all’improvviso. Sì, non tutti sanno che arrivarono a essere cento le torri di Bologna, di un’altezza fra 24 e 25 metri. Simbolo della città, la torre degli Asinelli, eretta fra il 1109 e il 1119, e la vicina Garisenda in realtà sono solo due delle tante, tantissime torri che un tempo svettavano sulle abitazioni dei dintorni. Sembra che la loro costruzione fosse legata alla difesa e nondimeno connotazione del potere. Nel tempo, fra crolli e demolizioni, del centinaio di torri che affollarono il centro di Bologna rimangono ventidue superstiti, mimetizzate fra i palazzi tanto da passare spesso del tutto inosservate se non all’occhio dei viaggiatori più curiosi.

Il nostro presente è la fotografia di una presenza assente

Anche di questo è fatto un territorio: delle fotografie mancanti, di tutto ciò che ha attraversato la storia di un luogo e oggi non c’è più. Spesso non consideriamo il fatto che le assenze disegnano i luoghi, della nostra geografia e della nostra esistenza, con un’energia forte tanto quanto la presenza. Anzi, qualche volta un’assenza diventa così intensa, vale anche per i legami con le persone, da trasformarsi nella presenza, costante, di un desiderio che ricerchiamo ovunque e che muove i nostri passi come stella polare.

In quello che oggi conosciamo come il cortile di Palazzo d’Accursio trova spazio un’ulteriore narrazione, perché in questo luogo, grazie a Ulisse Aldrovandi nacque il primo Orto Botanico bolognese, fondato nel 1568. A chi sia mai capitato di camminare per questa grande piazza, dove si affacciano il comune e antichi palazzi color mattone sembra impossibile da credere, eppure proprio in corrispondenza di quella che oggi è la biblioteca Salaborsa viene creata un’area dove coltivare erbe medicinali, formata da una serie di aiuole sul modello del Giardino dei Semplici di Padova e del Giardino Pisano. È il primo orto botanico, dove Ulisse Aldrovandi, che per cinquant’anni ne sarà il custode, alle erbe utilizzate nella farmacopea, aggiunge piante rare provenienti dall’Africa, dall’India e successivamente e dalle Americhe. Gli studenti di medicina della Studio Bolognese in questo spazio verde al centro della città potevano imparare a conoscere i “semplici”, come venivano chiamate le piante da cui ricavare i medicamenti: è la nascita della moderna botanica, che muove i primi passi attraverso nuove sperimentazioni, in grado di aggiungere alle erbe del sapere tradizionale europeo le scoperte effettuate grazie ai viaggi e ai commerci.

Diventato inadeguato lo spazio, l’Orto Botanico verrà trasferito prima nell’attuale via San Giuliano, nel 1765, nei pressi di quelli che ora sono i Giardini Margherita, poi, durante l’epoca napoleonica, in via Irnerio dove ancora oggi si trova. Proprio così, quando osserviamo un luogo non ci rendiamo conto di osservare tutto ciò che è stato e non è più. In un modo in fondo più simile di quanto si possa pensare l’assenza è anche ciò che dà forma alle nostre ricerche e ai desideri che ci guidano. Presenze che si assentano, assenze che si fanno presenti, nell’eterno gioco del Tempo. Ma questa è un’altra storia.

Dall’orto botanico alla Sala Borsa

Nel frattempo la vita economica e sociale della città di Bologna cresce e il comitato cittadino, di cui fanno parte gli imprenditori bolognesi, pensa a un nuovo edificio destinato alle contrattazioni di borsa. La piazza, che per secoli ha rappresentato lo spazio pubblico, luogo fisico e simbolico della collettività, contenitore di identità quanto di scambi commerciali e culturali, attraversa un cambiamento. A Bologna è usanza secolare discutere di affari all’aperto, in Piazza Maggiore e nel Mercato di Mezzo (a proposito, l’hai già visto dopo il restauro di qualche anno fa?).

Nell’Ottocento si demolisce il viridarium del Palazzo Apostolico, vecchio di cinque secoli, per creare la struttura in ferro della Sala Borsa, ammirata perché considerata esempio di una nuova architettura, moderna e funzionale. La struttura a impianto basilicale con l’ampio corpo centrale illuminato dal lucernario insieme al padiglione in ghisa e vetro ancora oggi conserva l’assetto originario, il cui progetto in parte richiama la Sala Borsa di Parigi. L’utilizzo del metallo, che diverrà celebre di lì a poco con l’arte Liberty, qui ha il tocco onirico di un’elegante premonizione, che oggi lascia il sapore rétro di una romantica passeggiata coperta.

Dopo il secondo piano, dove fermarsi a leggere quotidiani e riviste in poltrona, chi accede all’ultimo, trova uno spazio che attualmente è spesso utilizzato come sede di mostre e per la presentazione di progetti. Qui, di poco sotto il tetto della Biblioteca Salaborsa, l’impressione ha il fascino di una piazza coperta dove guardare dall’alto l’andirivieni di una città in miniatura.

Una città ideale fatta di lettori e viaggiatori
fuorisede, studenti, pensionati
sognatori di ogni età,
mercanti di idee e ricercanti,
una bella parola che fa venire in mente
chi la ricerca ce l’ha nell’anima,
lo spirito di una domanda racchiuso nello sguardo,
passaporto per un altrove segreto,
dove riconoscersi
al di là
della geografia
delle appartenenze

Il Novecento e la Salaborsa di Bologna

Gli uffici operativi della Sala Borsa chiudono definitivamente nel 1903. Negli anni Venti, la Cassa di Risparmio ottiene dal Comune l’uso per cinquant’anni di queste sale, che verranno ampliate finendo per diventare uno dei primi esempi di architettura in calcestruzzo armato. Il 17 luglio 1926, alla presenza del conte Volpi di Misurata, Ministro delle Finanze, i bolognesi assistono alla nuova inaugurazione di Sala Borsa. La cisterna sotterranea progettata nel 1587 da Pietro Fiorini diventa una stanza blindata della banca.

Palazzetto dello sport nel dopoguerra, fino agli anni Sessanta la giornata in Sala Borsa è un tempo che si muove fra le righe di pentagramma variabile. Nelle ore di luce sui pavimenti si accumula, lieve, la traccia di polvere e carta di chi si incrocia per gli scambi affaristici, mentre a fine pomeriggio arriva l’ora degli allenamenti. I custodi dello stabile montano i canestri e gli incontri si trasformano all’insegna dello sport: pallacanestro e pugilato. Quando c’è la partita i ballatoi sono affollati di tifosi. Oggi da queste pensiline affacciate sul silenzio, si può solo immaginare l’eco di quelle voci, che dovevano essere chiassose, oggi intrappolate nei libri, rimaste impigliate fra i pensieri di chi percorre la Salaborsa senza sapere del destino così complicato di questo spazio, che è stato tanti luoghi, una storia dopo l’altra.

Biblioteca Salaborsa di Bologna oggi

Spazio culturale e multimediale, oggi Salaborsa è una biblioteca multimediale che intende documentare la cultura contemporanea, come leggiamo nella sua mission, attraverso tutti i documenti disponibili dai libri, giornali, riviste, mappe al formato video, cd audio, dvd.

Sala Borsa rifugio e zona franca dove immergersi nel silenzio, scappare dal caos, perdersi fra i libri e ritrovare tempo, perderlo anche, come facilmente si naviga senza orologio nelle idee, fra i racconti, reali o immaginari, di chi ha vissuto prima di noi. Di questa biblioteca ricordo il suono della pioggia scrosciante sul soffitto di vetro della sala oggi ribattezzata Auditorium Enzo Biagi: una manciata di anni fa al posto delle poltroncine i tavoli e gli studenti con i libri aperti per ore, il silenzio dei pomeriggi di studio nell’inverno interminabile, i caffè e l’acqua alle macchinette; il volto noto di un vagabondo che sfoglia la carta e sfugge al freddo, noi vagamente addormentati mentre il tamburellare della pioggia si trasforma nella neve che cade, lieve.

Poco più in là una porta conduce verso l’area degli scavi archeologici, visibili attraverso il pavimento in vetro della biblioteca. Aperti al pubblico, nelle fondamenta di questo luogo antico si nasconde una delle sue vite, un’esistenza di un passato rimasto scolpito nella pietra: i resti della basilica civile di Bononia, risalente al II sec. a.C., insieme alle tracce delle case medievali che un tempo sorgevano nella zona di palazzo d’Accursio e le vestigia cinquecentesche dell’Orto Botanico del naturalista Ulisse Aldrovandi. Il pavimento della Biblioteca Salaborsa, nella sua trasparenza, racconta e svela strati di storia; è lì, sotto ai nostri piedi, silenziosa eppure visibile, memoria ostinata e meravigliosa di quanto incredibile, innarestabile e impetuoso è il cambiamento, attraverso lo spazio e il tempo della Storia.

Biblioteca Salaborsa e il progetto “A spasso per biblioteche”

Le emozioni,
il filo conduttore
delle nostre scoperte
e della vita
Daniela Lamponi

Daniela Lamponi, promotrice della lettura e creatrice del progetto “A spasso per biblioteche”, ha scelto Biblioteca Salaborsa come inizio di questo percorso immaginario, che per un anno ci porterà in un giro virtuale alla scoperta di biblioteche e bibliotecari, spazi e metodi di lavoro, lettori e libri.

Perché Bologna? «È venuto spontaneo far partire questo progetto da Sala Borsa a Bologna, un luogo che amo molto per più motivi. La prima volta che entrai in questa biblioteca fu in occasione della mia prima Fiera del Libro per Ragazzi, nel 2014: a mostrarmela una cara amica trasferitasi a Bologna con la famiglia.

Innumerevoli sono le emozioni che possiamo provare e che possono essere un filo conduttore durante una vita. Ricordo ancora quella che sentii varcando la porta di Sala Borsa e nel corso degli anni la stessa emozione la rivivo ogni volta che ci rientro.
In particolare, ricordo cosa provai quando vidi e scoprii la Sezione Ragazzi e iniziai a perdermi tra i suoi scaffali, davvero Alice in Wonderland, Alice nel Paese delle Meraviglie. Fu amore a prima vista.

Ad ottobre di quell’anno iniziai a seguire dei corsi tenuti da Antonio Faeti sulla letteratura per ragazzi presso la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, un altro luogo speciale. Per tre anni sono diventata una pendolare settimanale sulla tratta RM-BO. Per alcuni una folle, per altri una coraggiosa, per me una lungimirante…

Sala Borsa rappresenta quello che deve essere una biblioteca: il cuore pulsante di un luogo, non importa quanto grande esso sia. La biblioteca, almeno per chi scrive, è lo spazio dal quale e verso il quale si deve muovere tutta la vita di una comunità.

L’invito è ad ’emozionarvi’ visitando anche voi questa storica Biblioteca italiana».

Qui trovi il sito di Biblioteca Salaborsa

Orari Biblioteca Salaborsa a Bologna
lunedì 14.30 › 20
da martedì a venerdì 10 › 20
sabato 10 › 19

Orari Biblioteca Salaborsa Ragazzi
lun 14.30 › 19
da martedì a sabato 10 › 19
Sala Adolescenti 13 › 19

Orari scavi archeologici Biblioteca Salaborsa
lunedì 15 › 18.30
da martedì a sabato 10 › 13.30 e 15 › 18.30

L’ultima entrata consentita è sempre un quarto d’ora prima della chiusura.
Grazie allo sponsor Hera è stata resa possibile l’apertura straordinaria della biblioteca dal 2 dicembre 2018 al 28 aprile 2019 dalle 15 alle 19.
Possiamo continuare a sognare nuove domeniche in biblioteca?
Incrociamo le dita che si facciano avanti nuovi sponsor, incrociamo le dita sulla lungimiranza di grandi e piccole aziende, investitori capaci di scommettere sulla cultura.

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