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Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende…
regala!
Gianni Rodari

È nato oggi Gianni, all’anagrafe Giovanni Rodari. Cento anni fa, un 23 ottobre del 1920 a Omegna un paese con un lago azzurrissimo, dove la Svizzera è pochi passi più in là e ogni giovedì c’è un mercato che si affaccia sull’acqua, mentre il battello arriva e va, che qui sul Lago d’Orta il Servizio Pubblico di Linea è sulle onde.

Partigiano, maestro di scuola, giornalista, non sempre si sa che i libri di Gianni Rodari, oggi tradotto in tutto il mondo, sono stati bruciati e lui, che da ragazzo per fare il ginnasio si era iscritto in seminario, giudicato “ex seminarista diabolico” dal Vaticano, che lo scomunicò. Era stata la madre, Maddalena, a toglierlo da quella scuola non giudicandola adatta a lui. Nessuna università per Gianni Rodari, l’unico italiano ad aver vinto il Premio Andersen. Molto coraggio, lo stesso che gli fece dare parola ai bambini.
Perché non è vero che chi abita la fantasia vive lontano dalla realtà. Chi vive di immaginazione ha bagagli leggeri e la bussola del cuore lungimirante fino all’orizzonte di domani.

Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa
Gianni Rodari

Estimatore degli errori, Gianni Rodar maestro di scuola insegnava ai suoi alunni a prendere ogni errore come spunto per la fantasia, trasformando gli inciampi in un trampolino da cui sperimentare nuovi tuffi. Conosce il valore di un errore lo scienziato chiuso per anni in un laboratorio fino a quando – pam – ecco la scoperta. È degli errori che ha dovuto tener nota in tutto quel tempo, sbagli stampati e tenuti in gran considerazione, sottolineati in matita leggera su blocchetti volanti e studiati di notte.
È l’artista a ricordarci la verità dentro a uno sbaglio, lui che nei suoi schizzi non è abituato a tracciare una sola linea, unitaria e perentoria, ma tante. Un groviglio che alla fine si trasforma in un oggetto vivo e vero, con tutti i suoi chiaroscuri, tutte le ombre necessarie a fare i volumi. E ogni graffio è una cicatrice di coraggio.

A insegnarcelo poi sono gli alberi: in natura l’errore non esiste. Anzi, deviazione dalla norma è ciò che balza all’attenzione e che ammiriamo di più: un nodo nel legno, il tronco avvitato sullo spuntone sul ferro di un cancello, il verde abbraccio dei rami intorno a una statua che all’inizio non c’era come accade nel tempo segreto dei giardini di Angkor Vat.

In effetti, a ben pensarci lo sperimentiamo anche noi sulla pelle. Quante volte una strada sbagliata ci ha portato a scoperte meravigliose, sulla strada e nel viaggio della vita. Perdi un segnale, giri un attimo prima o un attimo dopo e finisci in una via sconosciuta. Perdi tempo, ti arrabbi, vorresti tornare indietro. Si perde il tuo filo di Arianna nel labirinto.

Poi, accade. Ogni volta che riusciamo a meravigliarci nella bellezza estrema dell’errore troviamo il nuovo e incontriamo una nuova scoperta. “Sperimentare”, si chiama così questa azione, forse fra le più belle che il genere umano è in grado di fare, che troppo spesso dimentichiamo di insegnare ai bambini e ricordare agli adulti.

Una volta, a un bambino che aveva scritto – errore insolito – «cassa» per «casa», suggerii di inventare la storia di un uomo che abitava in una cassa. Altri bambini si buttarono sul tema. Ne uscirono molte storie: c’era un uomo che abitava in una cassa da morto, un altro era così piccolo che gli bastava una cassetta per la verdura per dormirci, finiva al mercato tra broccoli e carote, qualcuno pretendeva di comprarlo un tanto al chilo
Gianni Rodari

Quanto pesa una lacrima?
La lacrima di un bambino capriccioso
pesa meno del vento,
quella di un bambinoaffamato
pesa più di tutta la terra
Gianni Rodari

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