Alle elementari mi sono ben presto resa conto di imparare in modo differente rispetto agli altri compagni di classe. Il mio obiettivo primario è sempre stato uscire a giocare il prima possibile. Sapevo, pertanto, di dover sbrigare tutti i compiti nel modo più rapido – e comunque anche imparare qualcosa – se volevo evitare noie. Fin dall’inizio ci sono riuscita abbastanza bene. In terza, poi, ho smesso di fare i compiti relativi a argomenti che già conoscevo – mi sembrava un’inutile perdita di tempo. In effetti sono riuscita a cavarmela in questo modo fino alla maturità. Oggi, a posteriori, non riesco a spiegarmi come sia riuscita a farla sempre franca. Al liceo, nei primi due anni, ho frequentato una scuola a tempo pieno. Per me è stato ovviamente un problema dato che lì mi veniva imposto un metodo di studio ben preciso – per esempio, dovevo avere un quaderno apposito per i compiti a casa. Il tutto mi infastidiva parecchio, mi sentivo limitata e anche bloccata. Quando ho avuto di nuovo la possibilità di studiare nel modo a me più congeniale, tutto è tornato a posto. Ripensando ai tempi della scuola posso dire che, ovviamente, avrei potuto ottenere risultati migliori, ma a me non è mai interessato dedicare più tempo allo studio per prendere voti più alti. Per uscire dalla maturità con un voto superiore a 70/100 che ho portato a casa essendomi preparata per circa otto ore, avrei dovuto studiare un’enorme quantità di tempo in più, ma per me non ne valeva davvero la pena. Ovvio, di tanto in tanto provavo rimrsi di coscienza e pensavo di dovere effettivamente sforzarmi maggiormente. Tuttavia, è stato proprio l’accettare di essere una persona che impara in modo minimale a essermi di grande aiuto.
Felicitas Komarek

Dopo tutto Felicitas Komarek è riuscita a sopravvivere bene agli anni di scuola. Ha frequentato la Facoltà di Scienze sociali e comportamentali all’Università di Leiden, Germania, e ha scritto un libro proprio su questo. Essere una persona che impara in modo minimale significa che non c’è un unico metodo di studio da seguire: non solo se ne possono seguire di alternativi, ma soprattutto, spiega lei, dobbiamo smettere di sentirci in colpa e diventare consapevoli del semplice fatto che… Ognuno è fatto a modo suo, ognuno studia a modo suo.

Al di là del contenuto (se sei interessato ai metodi di studio salta qualche riga più giù e qui sotto troverai il titolo) ho trovato interessante che le autrici del libro sono Felicitas e Iris. Felicitas è la figlia di Iris Komarek, esperta in processi di apprendimento, studiosa di pedagogia e sociologia della formazione.

A proposito, chi cerca ispirazioni su metodi di studio classici e alternativi può consultare il libro di Iris e Felicitas Komarek “Guida allo studio per pigri” (Feltrinelli, 2019).
… Perché ogni studente è una persona unica e particolare

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