Viaggio per mare
ogni nave ha un nome, un destino

guardare la terraferma dal ponte. Sembra sempre immenso il ponte, anche quando si tratta di un piccolo traghetto
sarà che è grande il nostro sguardo sull’acqua
un respiro che abbraccia tutto l’orizzonte
l’aria frizzante del ponte che sa di mare, sale e ha l’odore forte del petrolio

il rumore forte, fortissimo che
entra nelle orecchie. Il fischio della nave
quando parte
si agitano le braccia anche se sotto non c’è nessuno che conosciamo
salutiamo la terra, che rimane ferma, fissa come una puntina alla mappa del mondo
e noi si va

respirare a pieni polmoni
l’oscillare lento e irregolare della nave che
esce dal porto, l’ultima barriera di scogli
prima del mare aperto
il sole che brilla sui metalli tirati a lucido e dipinti con colori squillanti
la mano che si appoggia sul bronzo freddo del corrimano

ognuno torna nella bolla delle sue occupazioni,
un caffè, il giornale da sfogliare osservando pensoso l’orizzonte
fra un po’ un toast e un succo d’arancia.
Sui traghetti verso le isole estoni
c’è sempre un vassoio con tartine di burro, salmone e alici

il rumore del mare di notte,
i motori una vibrazione sulla pelle.
L’odore del legno, il sole che si rovescia sul ponte
al mattino presto,
i pavimenti bagnati dall’acqua, l’odore forte di sale e
una sedia solitaria

quando tutti scendono
un silenzio immenso sulla nave
negozi chiusi e cabine con le porte lasciate spalancate,
disabitato
un mondo che
ciclicamente si rinnova
società di viaggiatori che
arrivano, se ne vanno. Si incrociano,
si perdono nella folla
vita che continua

più ti avvicini, più immensa diventa
imponente
la nave ti ingloba
attraverso scale e scale
fino a un altro viaggio, un’altra esistenza
da immaginare

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