Il rumore scivoloso delle foglie bagnate nel parchetto di sotto, quello di fronte alla posta e il cane che corre scompigliando la coda di quelli in fila.
Il punto dove si radunano i piccioni e quello per farli volare via tutti d’un colpo.

Autunno che finisce e nel mese di dicembre la Bolognina appende le sue luci. L’ultima volta che ero qui guardavo l’estate dal balcone. Finiva il Ramadan e il vicino incontrato per caso sul pianerottolo aveva un vassoio enorme con una piramide di verdure fumanti e cous cous con le spezie, ne vuoi un piatto? Te lo preparo sai, mi fa piacere.

Ospitalità sacra. Alla Bolognina vecchie botteghe riconvertite in negozi etnici, una panetteria metà di pane italiano e metà arabo, il negozio di tessuti dove comprare gli scampoli per provare a farci qualcosa. Il bar della signora cinese che mi dice buona giornata e quello sotto i portici, così vagamente anonimo da non dare nell’occhio ma con una bella parete tutta di vetro dove sedersi gomito alla strada, davanti a un cappuccino sfogliare i quotidiani mentre fuori piove e io mi incanto a guardare il traffico ipnotico dell’incrocio, facce grigie sotto l’ombrello e suole fangose, pneumatici che schizzano acqua,la mattina è un’immensa pozzanghera. Non vorrei fare altro che stare a guardare per ore la gente che passa.

Perdersi alla Bolognina
è una mappa di profumi e odori portati a ondate da angoli diversi di mondo.
Nei negozi africani parrucche di capelli veri e olio di macassar,
barbieri indiani che radono uomini che si spiano allo specchio.
La mano di un uomo dalla tunica leggera e lunghissima che regge il manubrio di una bicicletta, piedi nudi nei sandali di cuoio scuro

A Natale la pioggia si è asciugata e le foglie secche dell’autunno se le è portate via il vento. Braccia cariche di spese e file troppo lunghe. In un bar etiope si fa festa, è la vigilia. Dall’altra parte della strada il negozio con l’insegna colorata è ancora aperto, dentro un signore indiano vende empanadas e pollo fritto. Perché non ricette indiane? Non mancherebbero, l’India è piena di pollo fritto. Chissà, è che il negozio è nato sotto questa stella e nello stesso cielo continua a proliferare. A volte succede che uno lascia indietro tutti i profumi con cui è cresciuto per attraversare mezzo mondo e riaprire la valigia, trovare altri odori da abitare e poi ogni giorno andare a lavorare in un altro parallelo, a pochi passi da quella che è la tua nuova casa. Sempre con le spezie in tasca.

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