Odore di casa,
la porta d’ingresso che si spalanca sul corridoio troppo buio.
Generazioni di giovani ragni negli angoli più impensati.
L’arrivo nella sera, le luci di nuovo accese
acqua che bolle, una manciata di sale e il profumo di
olio umbro, aglio che sfrigola, peperoncino fresco non ancora seccato:
nel vaso di vetro sulla mensola della cucina
spaghetti in attesa di
tuffarsi.

Avanti e indietro, la spola
dal baule aperto all’ingresso, smistamento
di pacchi, zaini ancora chiusi, sacchetti
oggetti accumulati in viaggio.
Un barattolo di petali di rosa in gelatina dalla Provenza,
la bottiglia di vetro tonda con la fascetta blu e gialla Ricard che ci piaceva tanto
un regalo del barista del bistrot di Digione con il sorriso simpatico dietro gli occhiali,
i sacchi a pelo da lavare e ritirare, il borsone con i vestiti e quelli sparsi
i giornali presi qua e là per farsi un’idea della vita che attraversi,
che quando ti capita di passare in una nuova città ti chiedi
chissà qui che si fa, dove si va, cosa succede.
Un mazzolino di rose prese da una vigna e messe a seccare,
Il cane che aspetta che la sua ciotola sia di nuovo al solito posto.
La menta strappata e infilata con le radici in una bottiglia di plastica,
trasportata per tutto il viaggio
mentre diffonde il suo aroma forte:
domani la pianterò in giardino.

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