Il nastro diritto e deserto della strada che si srotola infinita attraverso i boschi, fino all’orizzonte
Le foreste dell’Estonia, con le cime degli alberi verdi in estate e un mantello bianco nei mesi invernali, quando la neve arriva al ginocchio
Il mar Baltico e il rumore dei sassi mentre rimbalzano sulla superficie ghiacciata
i menù in una lingua incomprensibile e le zuppe calde, bollenti, cremose.

Tallinn e il centro del suo cuore più antico,
le mura della città e i ballatoi che corrono in alto sui tetti,
i vecchi muri di pietra.
Le strade con le vetrine ampie dove stare seduta a bere un caffè e guardare il passaggio della gente, la piazza sconfinata e deserta di notte, alla luce dei lampioni
la sorpresa della cucina medievale e di quelli che sembrano vivere ancora un tempo antico, vestiti con abiti fino ai piedi, di tela grossa, e grembiuli come antichi contadini improbabili nell’oggi;
penso a come deve essere strano e magico vestirsi ogni giorno così per andare al lavoro.
Il ristorante Olde Hansa, subito dietro la curva, e l’oscura taverna III Draakon, dove mangiare con le mani leccandosi le dita unte
salsiccia speziata, cetrioli pescati da un’enorme giara e una ciotola di argilla piena di brodo
la luce delle candele,
Raekoja plats, dove si affaccia il Municipio, e la neve improvvisa di una notte
quando tutta la piazza si è ricoperta in un attimo magico di una coltre di bianco come mille piume d’oca portate dal vento.
Le facciate dei palazzi, fianco a fianco
alti e stretti,
ognuno con il muro di un colore differente.
L’antica farmacia Raeapteek al civico 11 di Piazza Raekoja, proprio all’angolo
attiva dal XV secolo.
Il colore giallo dell’ambra distesa nelle vetrine,
ricordi di antiche rotte,
la via dell’Ambra e i mercanti che primi tracciavano mappe sconosciute
la rete di un’Europa percorsa da carri e navi
Medioevo che ancora si respira fra le strade dove risuonano i passi al tramonto.

La prigione di Patarei, secolare fortezza sul mare
il suono del silenzio nelle celle vuote, i lunghi corridoi tetri
pareti gialle sgretolate e gli scogli a picco sul mare
l’occupazione sovietica,
la sala impiccagioni e un colpo di pistola alla nuca, l’ultimo nel 1991
la fine di un’epoca e i cimeli vintage
sveglie con lo sfondo della luna e Gagarin,
l’URSS nei negozi di souvenir.

Il mercatino di Natale di Tallinn e
solo per un paio di settimane all’anno,
il mare ghiacciato da attraversare come fosse una strada.
La sauna, Patrimonio dell’Umanità, per tirarsi via dalle ossa il freddo dell’inverno.
Fette di torta glassate e una tazza di caffè lungo, la sera
Uscire a fare quattro passi e poi ritrovarsi con le mani ghiacciate
al castello sulla collina di Toompea,
Pikk Hermann, la torre più alta
il palazzo del Parlamento, Riigikogu
e poi i candelabri, l’odore di incenso e legno dorato,
lasciarsi abbagliare dall’oro delle icone
nella cattedrale di Aleksandr Nevskij,
con le inconfondibili cupole a cipolla e lo stile bizantino,
un pezzo di Russia in Estonia.
Dietro al contrasto di mattoni rossi e decorazioni in panna montata candida,
panchine deserte fra gli alberi e il quartiere fatto di vie in salita,
bambini che tornano a casa con gli zaini in spalla e scuole di danza,
il pomeriggio lento e grigio di una giornata come tante,

Il Parco Nazionale di Soomaa e il Lahemaa National Park
quando arriva la bella stagione e l’auto corre fuori dalla città,
in un attimo gli edifici grigi e il traffico lasciano il posto alle
dune sul Baltico e i tetti ricoperti di paglia fatti con la cannarella,
la distesa del mare che non sa di sale, lievemente dolci e
i banchi sabbiosi,
i lupi, le linci e gli alberi della foresta primordiale di Oandu,
camminare sulla spiaggia che sembra senza fine a Pärnu,
7 km di passeggiata e strada ciclabile,
l’architettura Liberty e Art Deco,
un viaggio di inizio Novecento.

I centri termali di Narva e l’antica università di Tartu,
le passeggiate lungo il fiume.
Allungarsi fino a Riga e alla Lettonia,
attraversare il confine fra le foreste per
affacciarsi a un altro mondo, a pochi passi.
Tornare a Tallinn
una notte in autobus e l’alba che arriva appena fuori città,
fra i palazzi delle periferie.
Dall’altra parte
Helsinki, a poche ore di traghetto.
La Finlandia che durante il comunismo si cercava di raggiungere
di notte, in barca.

Svegliarsi nella Città Vecchia e guidare l’auto sempre dritto,
fino alle isole:
Saaremaa e Hiiumaa, le più grandi.
Il faro di Kopu, il terzo più antico al mondo e
il luogo dove mar Baltico e golfo di Riga si incontrano
le onde una contro l’altra.
Dormire in una vecchia scuola a Kurassaare,
il castello e il parco, dove passeggiare fino al mare.

Lo stretto di Muhu,
i mulini a vento e i villaggi dell’isola di Vormsi,
l’area protetta di Kura Kurgu
un gruppo che balla danze tradizionali a Kassari
e le fattorie tra i boschi, una strada che corre solitaria
alberi di mele e staccionate di legno con crani di vacca appesi
mirtilli da mangiare a colazione insieme all’avena cotta nel porridge,
prati sconfinati e la passera di mare affumicata,
boccali di birra, zuppa al salmone,
ospitalità
un concerto al tramonto, bambini che giocano.

Aspettare un traghetto davanti al mare,
ciuffi d’erba fra la sabbia nel molo deserto,
scafi da ridipingere e odore di vernice

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