Ero al bar stamattina. Un signore seduto mi guarda e dice:
“Giovane, ma tu sai cos’è l’amicizia?”
Sto per rispondere e mi interrompe:
“Lo vedi quel signore seduto laggiù? Quello è il mio migliore amico, siamo nati nel ‘39, siamo nati e cresciuti insieme. Io gli ho fatto da testimone di nozze e lui l’ha fatto a me.
Abbiamo comprato la terra da lavorare insieme, e tutti i giorni venivamo in questo bar e prendevamo un bianchetto e leggevamo le notizie.
Lui me le leggeva perché io non so leggere e io ascoltavo, sempre insieme. Nel ‘78 abbiamo litigato, ce le siamo anche date, e da quel giorno non ci siamo più parlati, neanche un ciao.
Beh, ti dirò… dal ’78, nonostante tutto, ogni giorno veniamo qui, sempre alla stessa ora, ogni giorno ci vediamo, non ci salutiamo e ci sediamo in due tavolini differenti.
Entrambi prendiamo un bianchetto.
Tutti i giorni lui prende il giornale e legge le notizie ad alta voce, la gente pensa che sia matto, ma lo fa per me… dal ‘78…”
L’amicizia..

Questa storia non è una storia inventata, è successa davvero. Questa storia è accaduta in una mattina del ’21, che potrebbe essere il (20)21 o il (19)21 o persino il (18)21. Insomma una mattina di inizio secolo, in un caffè di una città che potrebbe essere una qualsiasi città italiana. O del mondo.
Io me lo immagino un ragazzo davanti a un caffè in una mattina di novembre, di quelle che ti fanno tirare su il bavero della giacca mentre il sole corre fra le nuvole e gioca a fare scherzi, quando senti il solletico un raggio di luce improvvisa o ti inizia a scompigliare i capelli un vento freddo e certe volte c’è persino la nebbia, quella nebbia fitta che nasconde tutto e il mondo sparisce per un attimo. O sarà stata estate? Con la camicia a quadri e maniche corte, i tavolini fuori e le voci della piazza. Io me lo immagino quel ragazzo arrivare in silenzio come siamo silenziosi da appena alzati, un po’ persi nei nostri pensieri ancora da svegliare. Assonati a chiedere il caffè con il naso nel giornale o la voglia di immaginare la giornata nel viavai oltre le vetrine, senza stare a perdere tempo con nessuno.

Poi invece c’è uno che entra dentro la tua giornata e allora quando succede accadono piccole cose bellissime. Perché a essere cittadini del pianeta Terra scopri che puoi fare incontri incredibili su questa sfera azzurra dove ci è capitato di esistere, se hai tempo per fermarti ad ascoltare uno che non avevi mai visto. Se hai tempo per perdere tempo allora finisce che ritrovi pezzi di mondo e di te.
Scopri che non importa ciò che la gente pensa di te.
Scopri che essere amico, di te stesso e degli altri, significa avere il coraggio di fare ciò che vale la pena.
E se fai ciò che vale veramente la pena di solito te ne accorgi perché lì dentro accade qualcosa, si scioglie quel nodo che avevi in gola e il cuore vola. Allora puoi persino pensare di sovvertire il tempo, cambiare il mondo con un atto di magia.
Il tuo di mondo, che niente inizia se non comincia da te.

Allora puoi persino inventare un giardino segreto. Puoi trovare la tua libertà o almeno provarci.
Crescere la tua parte migliore e sapere che non sei solo tu, ma che è là fuori, la nostra parte migliore: sono le persone, gli incontri. Vecchie e nuove generazioni, liberi esploratori ed esploratrici del mondo.
Puoi vedere il fiore che c’è dentro ogni essere umano. Puoi leggere al vento. Camminare a piedi nudi sulla neve.
Sfidare la guerra, quella fuori e quella che ognuno ha dentro.
Essere funambolo in equilibrio su una corda dove ti tiene la vita.
Puoi persino raccontare la tua storia ad alta voce, a uno sconosciuto.
Accade quando segui il tuo cuore che batte.
Mentre lo fai, orecchio dopo orecchio, le tue parole volano fino a un altro cuore, quello a cui erano destinate.
Perché c’è sempre un modo per un cuore di raggiungere un cuore.
C’è sempre un modo per arrivare là dove vogliamo.
C’è sempre un modo, per la vita, di accadere.

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