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Nove novembre 1944, liberazione di Forlì,
mia nonna paterna, che non ho mai conosciuto, portò con sé un prosciutto per nutrire i suoi cari (mio nonno, mia padre e mia zia) durante lo sfollamento. Tutti avevano fame, ma in campagna trovarono sempre qualcosa da mangiare, e mia nonna fu inflessibile nel difendere il prosciutto: quello sarebbe servito solo nel momento peggiore.
Il fronte si avvicinava, ma il momento peggiore poteva sempre essere il giorno dopo.
Alla fine il fronte passò… il momento peggiore non arrivò mai, o forse arrivò e mia nonna non lo seppe riconoscere.
Il prosciutto andò a male. Lieto fine e forse una morale da imparare da questa storia.

La foto qui fu scattata da un membro dell’equipaggio di un B-26, un certo Croote, sudafricano.
La casa dove sarei nato anni dopo, al Foro Boario di Forlì è sotto la nuvola bianca (al centro) sollevata dalle bombe appena cadute, ma i miei, e il prosciutto che andò a male, erano sfollati a qualche chilometro di distanza.
Luca Pazzi

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