La guerra era iniziata il 28 luglio ’14. La primavera dopo, il 24 maggio 1915, l’Italia entra in guerra. Gli austriaci, in attesa da settimane, sferrano un attacco. Il primo a essere colpito è Timau, villaggio della Carnia sulle Alpi. Diverrà il fronte di una strenua resistenza contro l’avanzata austro-ungarica. Manca tutto. Penosamente, la vita in trincea si trascina giorno dopo giorno. Il comando chiede aiuto alla gente del posto: lì intorno, nei borghi di pietra nascosti nel cuore della montagna, sono rimaste le donne, con i bambini e i vecchi.

E loro arrivano. Impavide, dritte sui sentieri di montagna con una gerla di vimini sulle spalle, le donne arrivano fino alle trincee. Portano cibo, medicine, munizioni. Le portatrici carniche scalano le montagne, non le ferma né il sole né la neve e tantomeno la paura. Al ritorno spesso il carico è ancora più pesante perché trasportano fino ai paesi, giù a valle, i corpi dei feriti, o di chi ormai aspetta solo una sepoltura.

Nel 1973 Maria Plozner Mentil e a tutte le Portatrici della Carnia verranno insignite del cavalierato

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