Fare le cose a piccoli passi,
abbassare le aspettative e prendere la giornata come vie,
azione dopo azione
si costruiscono
le strade del mondo,
con pazienza.

I bambini ci insegnano a cambiare spesso attività, perché dopo un po’ si stancano e l’entusiasmo iniziale scema e allora devi cambiare. Il cambiamento è intrinseco nella vita
quando siamo bambini. Scoppiare a piangere e poi ridere di gusto
in un minuto
le emozioni straripano e fluiscono, ridere nel sonno e poi
stupirsi. Meravigliarsi infinite volte ogni attimo,
vivere solo per essere curiosi,
vivere di frammenti, ognuno di essi è la scoperta di un infinito.

Se ci pensi bene da quando hai un bambino piccolo
hai imparato ad abbassare le aspettative. Accade anche da vecchi,
o durante una malattia,
ma anche quando
ti stai godendo una giornata bella e
non hai voglia di fare niente.
Obiettivi minimi.

Un piccolo passo.
Poi un altro,
la giornata si fa
un’azione dopo l’altra.

Senza pretese,
imparare
la pazienza
con se stessi

Fuori il sole forte di un ottobre ormai quasi alla fine,
tu che hai assaggiato per la prima volte lo yogurt del caseificio con le fragole.
Il toast croccante al punto giusto e tu che ti riempi di briciole, ma non importa
continui a tittare e dormire, mentre nascondi il naso nel mio maglione grigio,
l’incavo del gomito il posto della nanna,
palpebre socchiuse e ciglia bionde che danzano, respiro leggero.
Il cane brama per fuggire a correre fra i prati. Il sole chiama, ma
noi non lo ascoltiamo.
Un legno nella stufa, la tua medicina presa, i vestiti di parole già cuciti e inviati.
Un bicchiere già sul tavolo e va bene lo stesso se è quello della sera prima,
la bottiglia dell’acqua lì e l’aspirapolvere data a metà, abbandonata nella stanza.
Mercoledì, che è una giornata strana in cui la settimana ti chiama a sbrigarti e ancora
puoi sentire il lusso di sentirti solo all’inizio

All’improvviso il profumo inesistente delle arance, spremute pomeridiane lontane
dell’infanzia. Respiro l’aria un po’ fredda, guardo le foglie ancora verdi del giardino dai vetri della finestra.
Il cane che ti sobbalza a fianco e tu che continui a dormire, avvolto nel plaid.
Il tuo corpo caldo sulle mie ginocchia,io che scrivo con una mano sola
21 ottobre (20)20

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