Appoggi la tua mano sulla mia e allora tutto si ferma,
non importa cosa dovessi fare.

Mi fa ridere il gioco del tempo
è grande meno del mio indice adesso la tua mano,
sento la sua impronta calda.

È seria la tua piccola mano, estremamente seria.
Ferma e autorevole.

Nei gesti dei bambini vedo i vecchi,
dei vecchi si intuiscono nello sguardo
i bambini
che erano e ancora sono.

Sarà che
quando si ride e quando si piange
non importa
quante pieghe ha un volto.
A qualsiasi età, si accartoccia a si distende e stropiccia in modi simili.
Siamo tutti bambini quando ridiamo e nel momento del pianto.
Abbiamo tutti mille anni in quei momenti che non hanno età, ma sono istati eterni dove
il tempo è immobile
in ogni cellula di noi.

Mi commuovono poi, certi gesti.
Li immagino di una delicatezza anziana e invece
sono già lì, all’inizio della vita:
afferrare, saldi, un laccio con le dita.
Tenersi la coperta stretta e le gambe piegate sotto.
La testa reclinata in un certo modo, il mento appoggiato su un gomito.
Sbadigliare,
stropicciarsi gli occhi dopo un lungo sonno.
Stiracchiarsi tendendo tutte le gambe e le braccia, con le mani chiuse a pugno.
E poi tanti, con lo sguardo li colleziono tutti questi gesti e
ogni volta provo immensa meraviglia.

Adesso, nel buio
della notte che incede, a passo di danza
silenziosa
una mano appoggiata sull’altra.
È una piccola mano oggi, crescerà.
La mia quella destinata a rimpicciolire,
tornerà piccola
al ritmo del suo tempo

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